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IFC DAY 2: major donor, fundraiser leader e legacy

 

Secondo passaggio mattutino con lo straordinario Sargeant che, con un approccio assolutamente rigoroso (frutto di una ricerca) ma senza stile troppo accademico, ha costruito un percorso per delineare il leader ideale nel fundraising. Da semplici orientamenti manageriali a vere e proprie strategie per come gestire il team, sviluppando una cultura di apprendimento organizzativo e arricchita da sistemi e strutture per sostenerlo. 
Una sessione molto sofisticata ma di grande qualità e concretezza. La migliore (finora).

Dopo pranzo sono tornato alla mia passione malsana per ascoltare Buttler e Holloway due giovani britannici con grossa esperienza sul marketing integrato, stavolta applicato ai legacy. Abbiamo ascoltato come trovare prospettive legacy all’interno del database tramite l’on-line, posta e telefono. Startegie forse lontane dalla nostra realtà attuale ma con grandi e utili prospettive. Alcune case histories dal mondo hanno chiarito come individuare pladgers anche da nuovi tipi di prospect.

Una relazione che ha suggerito diverse modalità per un ripresa dei donatori e per avviarli ad una concreta riflessione orientata al dono nel testamento.
Alcuni elementi di approfondimento meritano le riflessioni proposte circa la valutazione attraverso punteggi dei potenziali donatori, l’analisi dei dati demografici, l’opportunità di promuovere la multicanalità orientata ai lasciti è come coltivare i donatori una volta individuati. Cose difficili da realizzare nell’immediato ma molto concrete e da considerare nel medio lungo periodo

In chiusura la coinvolgente relazione di Bill Toliver. La tesi è che la maggior parte delle comunicazioni di promozione di beni sono destinate a vendere un prodotto attraverso la definizione di una proposta di valore sulla base dei costi vs benefici.

Questo modello basato sulle transazioni è del tutto sbagliato per il Nonprofit e per il settore della società civile, perché stiamo chiedendo alla gente di unirsi a una causa. Inutile scimmiottare il marketing del profit. La relazione si è così orientata ad una serie di provocazioni, esempi e dati per proporre un nuovo interessante modello che riesce a fondere alcune strategie proprie del marketing, insieme a quelle di coinvolgimento emotivo e appassionato che orienta a cause importanti e concrete.

Il tutto finalizzato a non catturare soltanto le donazioni one shot, ma anche a stabilire relazioni solide di lungo termine con i nostri donors.

Mi fermo qui. Giusto un passaggio nella sala delle feste per cena per trovare costumi e scenografie fantascientifiche veramente di altro livello e di grande coinvolgimento.

Ma la stanchezza si fa sentire.

Domani ultima tappa e poi il rientro per filtrare i numerosi stimoli.

See you…

festa1 

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