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L’ampliamento dei beneficiari del 5×1000: l’opinione di ASSIF

Il Senato ha approvato la proposta di legge che prevede di allargare il 5×1000 al sostegno del fondo di assistenza per il personale di servizio delle forze dell’ordine (Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, Corpo di Polizia Penitenziaria, Esercito, Marina Militare o Aeronautica Militare).

Come già sottolineato da Vanessa Palucchi, portavoce del Forum del Terzo Settore, si tratta di una decisione inopportuna che va a indebolire uno strumento di sostegno importante alle attività rivolte al sociale. Anche ASSIF e il mondo delle fundraiser e dei fundraiser, impegnati quotidianamente nelle campagne del 5×1000, non condivide l’allargamento della platea dei beneficiari.

Negli anni abbiamo assistito all’introduzione graduale di nuovi beneficiari, in tutto o in parte distanti dal mondo del Terzo Settore (ad es. i Comuni) e questo ha contribuito a rendere meno efficace lo strumento. L’ulteriore ampliamento, per di più mantenendo un tetto al limite massimo di stanziamento risulta essere una scelta inopportuna per diversi motivi:

  • il sostegno al fondo a favore del personale delle forze dell’ordine dovrebbe avvenire attraverso la fiscalità generale e non attraverso strumenti di solidarietà per il sociale;
  • le forze dell’ordine, e progetti prossimi a quelli del fondo, sono già presenti indirettamente nel 5×1000 attraverso le innumerevoli associazioni non profit a loro collegate, che possono già, o potranno in futuro, essere catalizzatori di risorse in questo senso;
  • al pari delle forze dell’ordine, ci sono molte altre professioni preziose per la nostra vita quoti-diana (ad es. il personale medico) che meriterebbero eguali opportunità;
  • se si considera che il 5×1000 per quasi tutta la sua storia ha sofferto per l’applicazione del tetto all’ammontare complessivo delle risorse distribuite, aggiungere nuovi beneficiari avrà solo l’effetto di andare a ridurre la quota per tutti gli altri soggetti e annacquare ulteriormente le risorse, perché se la torta non cresce, l’unica possibilità è quella di fare delle fette più piccole tra tutti i partecipanti.

Auspichiamo pertanto, insieme a tutto il Terzo Settore italiano, che il legislatore possa rivedere le proprie posizioni, a tutela delle associazioni e dei beneficiari della raccolta fondi.

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