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L’affaire Balocco – Ferragni non è nulla di nuovo. Il punto di vista di ASSIF – Associazione Italiana Fundraiser

In seguito alla vicenda che riguarda la multa inflitta dall’antitrust alle società dell’influencer Chiara Ferragni e all’azienda dolciaria, Balocco, per aver presentato sul mercato un prodotto griffato facendo intendere che il suo acquisto avrebbe portato a una donazione per un ospedale di Torino, proviamo a lanciare anche noi un punto di vista, che è quello dell’unica associazione di categoria che rappresenta, in Italia, le fundraiser e i fundraiser.

Due sono i fattori principali che hanno concorso in questo affaire: il primo non è un fenomeno nuovo perché si parla di influencer e, più in generale, di personaggi famosi che prestano la loro immagine per una buona causa. Quella del testimonial è una pratica ben avviata nel nostro paese, con una lunga storia alle spalle, senza scomodare gli anglosassoni. Nelle Organizzazioni Non Profit (ONP), ci sono sempre stati i testimonial, la differenza sta nel fatto che, dietro un volto noto prestato alla buona causa, c’è sempre un fundraiser, o più di uno, a fare da trait d’union tra i donatori e l’organizzazione. Aggiungiamo poi che, nel mercato degli influencer, questo tipo di operazioni fanno ormai parte della strategia di marketing degli influencer stessi: la revenue viene non tanto o non solo dal gettone di ingaggio, ma anche dai punti percentuali di share di mercato conquistati grazie a queste operazioni. Ecco quindi un motivo in più per avere un fundraiser interno che conosca le dinamiche e sappia gestire questi aspetti.

Il secondo fattore non meno rilevante secondo noi, è il fenomeno scatenato dal Covid-19 e che dal 2020 in poi ha cambiato le carte in tavola, non sempre nel migliore dei modi, rispetto alla raccolta fondi che riguarda, nello specifico, gli ospedali pubblici.
Nel 2020 infatti, si sono moltiplicate le campagne di crowdfunding aperte da comuni cittadini per aiutare l’ospedale di zona in carenza di materiale. Molti ospedali erano impreparati a gestire queste donazioni, in particolare erano gli uffici amministrativi che non riuscivano in alcun modo a gestire questo fenomeno, perché fuori dai normali schemi organizzativi/contabili/gestionali.

Proprio nel 2020, trenta fundraiser, molti soci ASSIF si sono impegnati nel progetto Fundraiser per gli ospedali in emergenza Covid per aiutare le amministrazioni degli ospedali ad incassare queste donazioni. Il punto è che, da allora, la parola crowdfunding è diventata sinonimo di fundraising per molti funzionari della pubblica amministrazione, dando una visione parziale del complesso lavoro che ruota intorno al fundraising.

Il fundraising nelle pubbliche amministrazioni è un campo relativamente recente che interessa pochi soggetti al momento in Italia.
Se si escludono alcune realtà culturali, che lo hanno già introdotto da diverso tempo, sono molto poche le realtà del sistema sanitario, delle università, con veri e propri uffici di fundraising, in cui lavorano professionisti formati.

Certamente la visione di un fundraiser esperto, dell’organizzazione e dei suoi processi, avrebbe aiutato molto in questa triangolazione Balocco-Ferragni-Ospedale ad alzare delle bandierine rosse e allertare gli uffici competenti.

Auspichiamo quindi che, anche a partire da questa vicenda, si inizi a parlare in modo più consapevole e appropriato di Fundraiser nelle pubbliche amministrazioni.
Abbiamo ottenuto dal Legislatore, dopo lungo tempo, l’attenzione dovuta sulle attività di fundraising tramite la riforma e il Codice del Terzo Settore, ma non ancora sufficiente rilievo sulla complessità di competenze che il professionista del dono, appunto il Fundraiser, deve avere ed esercitare nello svolgimento di quelle attività. Se questo è vero nell’ambito degli enti di diritto privato, è ancora più importante nella pubblica amministrazione; come dimostrano i fatti, è fondamentale che tutti, a partire dalla dirigenza fino ai singoli uffici, anche i più lontani (per competenza) dall’ufficio fundraising, si sentano coinvolti nel processo di cambiamento volto alla professionalizzazione di un ruolo che può garantire correttezza e trasparenza verso beneficiari e donatori, ma, più in generale, verso i cittadini ed il bene comune.

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