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“A tu per tu con il socio ASSIF” 

Dietro ad ogni socio ASSIF, c’è un fundraiser con tante storie da raccontare e, anche stavolta, le storie raddoppiano.

Ecco Claudia Tringali e Nicol Gastaldello, le nuove referenti di ASSIF Triveneto che credono molto nell'empatia! Siamo molto felici di presentarvele.

1. La professione di fundraiser, una scelta o un caso?

Claudia: Un mix in verità. In una delle mie prime esperienze ero a Nairobi e lavoravo ad un progetto per il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione di una slum, con delle ricadute tangibili e importanti ma vacillava dal punto di vista economico. Insomma, ottime idee, ma niente fondi quindi ho iniziato ad esplorare il mondo del fundraising e ho scoperto che mi piaceva molto più della progettazione e della scrittura dei bandi, ma mentre iniziavo a fare fundraising, non sapevo nemmeno che il mio lavoro avesse un nome preciso!

Nicol: Inizia per caso e diventa una scelta. Ho sentito la prima volta parlare di fundraising nel 2015. Rientravo dal mio anno di servizio civile internazionale nel nordest del Brasile e mentre facevo chiarezza sulle le mie intenzioni (ripartire o non ripartire?) e ho deciso di saperne di più sulle attività di raccolta fondi che mi ero trovata più o meno coscientemente a svolgere nei mesi precedenti. Tutto è stato molto lineare e facile. Sono rientrata un mercoledì sera e il lunedì della settimana successiva a Padova iniziavo il corso intensivo di “Comunicazione e fundraising per il non profit”. Fatalità. Dopo il corso il primo stage come fundraiser. Inevitabile. Da quel momento la professione della fundraiser è diventata una scelta.

2. Quali sono secondo te le skills più richieste nella professione di fundraiser?

Claudia: L’empatia e la positività, è importante riuscire a sintonizzarsi sul canale giusto per gestire bene una relazione e trovare l’elemento positivo anche davanti ad un problema, insomma vedere opportunità e non difficoltà.

Nicol: A mio parere è importate coltivare l’empatia, avere chiaro il proprio ruolo e le proprie mansioni, saper coinvolgere e delegare.

3. Quando sei entrato in contatto con Assif per la prima volta e cosa vuol dire per te far parte dell'Associazione Italiana Fundraiser?

Claudia: Mi sono interfacciata con ASSIF nel 2016, se non ricordo male, grazie ad un’amica che me ne ha parlato, perché sentivo il bisogno di confrontarmi con altri professionisti e trovare uno spazio di crescita professionale.

Nicol: La mia prima volta con Assif è stato un evento in-formativo sul crowdfunding ad Abano Terme. Era nel 2016. Ho trovato l’evento molto ben organizzato, con relatrici schiette e preparate. La cosa nuova, a pochi mesi dall’avvio del mio percorso di fundraiser, era confrontarmi con persone esperte, colleghi, altre persone che consapevolmente e in maniera strutturata di occupavano di fundraising.  E poi c’è stato il pranzo. Il mio momento “a tu per tu” con il fundraiser in cui mi sono lanciata con domande, dubbi, confronti sulla professione del fundraiser.ed Assif (le vittime in quell’occasione sono state Lisa Vacca e Marianna Martinoni). Assif per me in questo momento vuol dire proprio questo, confronto, schiettezza, identità.

4. Che consigli daresti ad un giovane che vorrebbe intraprendere la carriera del fundraising?

Claudia: Consiglierei di avere sempre una visione aperta sulle cose e di fare un’esperienza nel mondo profit, soprattutto per imparare a gestire relazioni e processi complessi, ma anche per imparare qualche tecnica di marketing e customer care, da rimodulare poi nel mondo non profit

Nicol: A quest* giovane direi di curare la propria formazione e la pratica sul campo. Se ancora non ha le idee chiare, gli/le direi di sperimentare il più possibile, con varie organizzazioni (per dimensione e causa) e di darsi obiettivi e tempi. Ovviamente suggerirei di iscriversi ad Assif, per tutti i motivi di cui sopra :-)

5. Dove porteresti a cena un major donor?

Claudia: Domanda complessa. Dipende da chi è il major donor. Ad esempio, se fosse astemio, opterei per un caffè in mattinata 😉 Battute a parte, è importante fargli conoscere da vicino la causa che sta sostenendo e soprattutto i risultati ottenuti grazie a lui, quindi lo porterei in sede o in una situazione che lo metta il più vicino possibile ai beneficiari.

Nicol: Ci ho pensato e ripensato, ma non mi viene in mente niente di appropriato, sarà perchè al momento non ho un major donor da portare a cena? Facciamo che ve lo farò sapere appena avrò l’occasione di portarne uno. Intanto vi posso dire con chi l* porterei. Se possibile, cercherei di coinvolgere le persone che vivono il cambiamento generato dalla sua donazione.

6. A causa dell'emergenza Corona virus, abbiamo affrontato nuove sfide e grandi cambiamenti dal punto di vista professionale. Quali difficoltà hai riscontrato lavorando con le organizzazione del non profit e come hai affrontato questo periodo?

Claudia: Io in quel periodo ero in un periodo di passaggio tra un’associazione e l’altra, due mondi completamente differenti e devo dire che un rallentamento dei ritmi mi è stato utile per mettere a fuoco le necessità e partire in una nuova realtà carica di energia. Inoltre mi ha dato l’opportunità di approfondire le mie conoscenze del mondo digital e di conseguenza di potenziare i canali digitali dell’associazione, che altrimenti avremmo trascurato. Poi durante il lockdown ho partecipato alla task force di fundraiser che hanno supportato le raccolte fondi per l’emergenza sanitaria, un’esperienza eccezionale dal punto di vista umano e professionale.

Nicol: Le difficoltà sono state diverse, dal riprogrammare le attività in tempi brevi, al trovarsi a rincorrere i cambiamenti, ma anche, più banalmente, nella gestione delle relazioni a distanza, senza potersi incontrare (e magari darsi una pacca sulla spalla), gestire, per uno staff molto piccolo e in fase di rodaggio, la mole di lavoro generata da una campagna emergenza. Essendo ancora viva l’incertezza resta un po’ di timidezza nell’affidarsi alla programmazione, anche prevedendo possibili alternative. Anche in questo periodo è stato importante il confronto e la condivisione con i colleghi.

7. Dì una cosa nel dialetto della tua regione a tutti i fundraiser?

Claudia: "Descanta bauchi, sveia macachi", che sta un po’ per “sbagliando si impara”, ma che mi fa sempre molto ridere!

Nicol: "Xe mejo un “to” che zento “te darò” (non l'ha tradotto, indovinate!).

 CTNicol Gastaldello

 

 

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