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“A tu per tu con il socio ASSIF” 

 Dietro ad ogni socio ASSIF, c’è un fundraiser con tante storie da raccontare.

Antonio Del Prete è il referente di ASSIF Campania e qui ci svela le coincidenze, le amicizie, gli aneddoti dal passato e i benefici di far parte di ASSIF - Associazione Italiana Fundraiser.

1. La professione di fundraiser, una scelta o un caso?

Me la sono andato a cercare a dire il vero... Facevo parte di due organizzazioni che  avevano sempre esigenze/problematiche economiche per svolgere le proprie attività rivolte ai bambini e ragazzi della provincia povera di Caserta. Decisi che dovevo trovare una soluzione a questo problema, e in quel momento, tra il 1999 ed il 2000, che ho iniziato a girare per l’Italia laddove potevo imparare per poi portare gli insegnamenti al sud, la mia terra, dove vivo e lavoro.

2. Quali sono secondo te le skills più richieste nella professione di fundraiser?

Ad un fundraiser si chiede spesso e soprattutto di avere tante competenze tra cui quelle propriamente tecniche, organizzative, di marketing e di relazioni. Tutte devono essere aggiornate con una formazione costante e di livello. Tra queste, nel mio caso di fundraiser che lavora al sud, credo abbiamo molto valore anche le seguenti competenze:  

  • capacità di trasferire alle organizzazioni ed alle persone le tue competenze e conoscenze in materia, proponendoti come fattore di crescita e di sviluppo della stessa organizzazione;
  • umiltà di metterti in gioco sempre, anche se hai tanti anni di esperienza alle spalle nel settore;
  • ascoltare, tanto e bene, quali sono le reali esigenze di coloro che chiedono il tuo aiuto professionale.

3. Quando sei entrato in contatto con Assif per la prima volta e cosa vuol dire per te far parte dell'Associazione Italiana Fundraiser?

A dir la verità era da un po’ di anni che sentivo parlare di ASSIF ai tantissimi corsi di formazione a cui partecipavo, ma solo nel 2015, grazie ad un amica e collega fundraiser, ho deciso di conoscere meglio l'associazione. Così ho iniziato a partecipare alle attività del gruppo regionale Campania e poi alle attività del nazionale.

Far parte di ASSIF, oggi, vuol dire far parte di una grande famiglia che insieme a te condivide il tuo lavoro e tanti dei tuoi problemi e successi. ASSIF è diventata per me inoltre, un’occasione di forte crescita professionale, umana e di coesione in un territorio dove il fundraising stenta a decollare come in altre parti del paese.

4. Che consigli daresti ad un giovane che vorrebbe intraprendere la carriera del fundraising?

Di avere prima di tutto una forte passione per quello che facciamo e per chi lo facciamo ed un forte rispetto per il settore. Bisogna studiare, formarsi, aggiornarsi e cercarsi opportunità concrete e vere a carattere esperienziale, laddove esistono. Certo, qui al sud è un pò più difficile, come detto, incentivare la professione del fundraiser , ma bellissime realtà ci sono e vanno cercate. Poi si sceglie.

5. Dove porteresti a cena un major donor?

Beh senza alcun dubbio al centro storico di Napoli. Credo sia il più ricco d’Europa sia in termini artistico- culturali ma anche a livello di iniziative ed attività solidali per persone in difficoltà, nate dalla volontà di tantissimi donatori che hanno reso possibile progetti in contesti degradati e difficili che oggi si sono trasformati in luoghi di alto livello. Un giro, quindi, al centro storico per ammirare come arte e cultura assieme possano essere il collante per la rinascita di arti, mestieri e professioni locali. Una bella cena con piatti tipici locali per completare la serata.

6. A causa dell'emergenza Corona virus, abbiamo affrontato nuove sfide e grandi cambiamenti dal punto di vista professionale. Quali difficoltà hai riscontrato lavorando con le organizzazione del non profit e come hai affrontato questo periodo?

L’emergenza sanitaria determinata dal Covid-19 ha messo in ginocchio tante realtà del terzo settore al sud. Non eravamo pronti e di conseguenza abbiamo dovuto subito reagire creando e cercando nuove soluzioni. Per questo abbiamo iniziato a lavorare di più e meglio con strumenti online e digitali, ad utilizzare piattaforme specifiche e software utili a compensare un ridotto lavoro frontale, a lavorare anche noi da remoto.
Questo ha però aggiunto valore e competenze alla professione, ed ha trovato riscontro in tutto quello che i fundraisier, durante l’emergenza sanitaria, hanno fatto per i più deboli del nostro paese.

7. Dì una cosa nel dialetto della tua regione a tutti i fundraiser?

"Dicette o pappice vicino a’ noce, ramm’ o tiemp’ ca te spertose" Disse il verme alla noce: dammi tempo che ti perforo. È un modo per dire che con tempo e costanza si raggiungono anche risultati che sembrano impossibili o molto difficili. Allo stesso modo il verme impiega tempo a rompere il guscio della noce, ma poi ne gusta il frutto.

 Antonio Del Prete, referente Campania

 

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