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“A tu per tu con il socio ASSIF” 

 Dietro ad ogni socio ASSIF, c’è un fundraiser con tante storie da raccontare.

Mariapiera Forgione è una socia di ASSIF Toscana e da tanti anni supporta il team di Comunicazione dell'associazione, mettendo al servizio di ASSIF le proprie competenze di grafica e creatività.

1. La professione di fundraiser, una scelta o un caso?

All’inizio sicuramente un caso! Appena laureata ho cominciato a lavorare in un’associazione di Siena occupandomi di comunicazione (il mio primo amore). In quell’ambiente, molto poco strutturato, abbiamo dato avvio ad alcune attività di ricerca fondi per rendere sostenibili progetti sociali e culturali. Dalla ricerca di sponsor, alle attività di autofinanziamento o alla partecipazione ai bandi, mi è venuta la voglia di saperne di più sul mondo del fundraising e ho cominciato a formarmi partecipando a diversi corsi in cui ho avuto la fortuna di conoscere persone che fanno ancora oggi parte del mio network professionale. Oggi lavoro con le organizzazioni come consulente sia in ambito comunicazione che fundraising (che spesso vanno a braccetto).

2. Quali sono secondo te le skills più richieste nella professione di fundraiser?

Una bella dose di tenacia e di amore per il proprio lavoro! Ma credo che una delle competenze più importanti sia la capacità di vedere oltre il problema e pensare in modo divergente per trovare le soluzioni più adatte al contesto e poi… una predisposizione a entrare in relazione con gli altri.

3. Quando sei entrato in contatto con Assif per la prima volta e cosa vuol dire per te far parte dell'Associazione Italiana Fundraiser?

Ho conosciuto Assif attraverso colleghi che già erano iscritti. L’idea di far parte di un gruppo mi è sembrata subito importantissima, soprattutto se si lavora da soli. Assif offre una continua possibilità di confrontarsi e di affrontare insieme le sfide che continuamente presenta questo lavoro.

4. Che consigli daresti ad un giovane che vorrebbe intraprendere la carriera del fundraising?

Innanzitutto di iniziare studiare e formarsi (non si finisce mai di imparare), ma anche di entrare subito in contatto con il mondo del Terzo Settore per capirne le enormi potenzialità, ma anche le criticità intrinseche. Seguire i gruppi facebook, i portali dedicati e, in questo periodo, le dirette e i webinar con i fundraiser. E poi, iscriversi ad Assif e partecipare alle attività dei gruppi territoriali, confrontarsi con chi già fa questo lavoro e non aver paura di chiedere un consiglio a chi ha più esperienza.

5. Dove porteresti a cena un major donor?

Sicuramente negli spazi dell’organizzazione insieme ai beneficiari: a qualsiasi livello penso sia importante condividere con i donatori uno spazio, un’atmosfera, una sensazione. Ad esempio, la cena con gli artisti e il pubblico dopo lo spettacolo sono l’occasione migliore per far sentire il donatore parte dell’organizzazione.

6. Dì una cosa nel dialetto della tua regione a tutti i fundraiser?

Vivo da tanto tempo in Toscana, ma sono Campana e, quando si parla di dialetto, torno subito alle mie origini: Dicette ’o pappecio vicino ’a noce: damme ’o tiempo ca te spertoso. Con pazienza e tenacia si può raggiungere qualsiasi scopo.

 Mariapiera

A cura di Eleonora Mancinotti, socia ASSIF

 

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