Massimo Coen Cagli

Se c’è un effetto che il coronavirus ha prodotto sul fundraising è senza dubbio la crescita di importanza e di attenzione del paese, nel complesso, alle raccolte di fondi. Questo è dovuto anche e soprattutto alla realizzazione di campagne di massa che hanno visto come beneficiari e come promotori soggetti e servizi pubblici nazionali e locali.

Questo ha aperto un dibattito sulla legittimità dei soggetti pubblici a fare fundraising.  Se si escludono i soggetti profit, tutti gli altri soggetti che raccolgono fondi senza finalità di lucro possono usare il fundraising sia da un punto di vista sostanziale che da un punto di vista formale-giuridico. Infatti non si è mai messo in discussione il fatto che musei e istituzioni culturali pubbliche facciano fundraising. Al contrario tutti ci siamo domandati come mai in Italia ancora non lo facessero. Da questo punto di vista tra una istituzione culturale pubblica e un servizio sanitario pubblico non c’è differenza.

Il vero problema è se in un mercato libero, come lo è quello del fundraising, i soggetti pubblici rispettino le stesse regole (non tanto e non solo formali) alle quali si devono attenere le organizzazioni non profit e che si chiede loro con rigore (giustamente) di rispettare.

Sotto questo punto di vista, il problema c’è ed è pure grosso: definire una volta per tutte regole chiare circa la realizzazione di campagne di raccolta fondi e valide per tutti. Poche, semplici ma significative regole che permettano a tutti di praticare il fundraising avendo pari opportunità e pari possibilità di usare tutti i mezzi, soprattutto quelli di comunicazione come nel caso del servizio radiotelevisivo pubblico, che è bene ricordare, non è la televisione del governo o del parlamento, ma è la televisione dello stato, di cui i cittadini e le organizzazioni non profit fanno parte allo stesso titolo delle istituzioni amministrative.

Ma il problema è anche e soprattutto quello di tutelare i donatori affinché la donazione e la sua cultura non vengano indebolite e/o svilite a causa di una cattiva gestione delle relazioni con essi.

Ecco perché serve un “regolatore” del mercato, perché non possiamo indebolire in nessun modo la fonte primaria dei sostegni che noi cerchiamo.

I principi di trasparenza e rendicontazione che sono al centro di tanti provvedimenti che si stanno prendendo nell’ambito della riforma del Terzo Settore e rispetto ai quali il non profit è costantemente sotto il mirino dei media e degli interlocutori politici, sembrerebbero valere solo per qualcuno. Ad esempio la protezione civile dopo una fase iniziale (alcune settimane) in cui diramava dispacci sull’entità raccolta con la campagna “Aiuta la protezione civile”, da mesi non fa sapere più nulla non solo sul raccolto, ma soprattutto sul suo impiego, sull’evolversi della causa anche alla luce dell’evolversi del fenomeno corona virus e degli altri provvedimenti economici che lo Stato (spesso con i soldi degli stessi donatori in quanto contribuenti) sta attuando per rafforzare il servizio sanitario pubblico.

Le istituzioni culturali pubbliche possono accedere ad una categoria specifica del 5 per mille, una categoria speciale in cui non vi è concorrenza se non molto limitata. Le decine di migliaia di organizzazioni culturali (associazionismo principalmente) che animano la vita culturale e sociale del paese, nella misura in cui – allo stato attuale – non sono né Onlus, né APS, né altra forma che abbia titolarità, non possono utilizzare il 5 per mille.

L’Art bonus (santo e benedetto) fatta salva qualche deroga, riguarda solo le istituzioni culturali pubbliche. Anche in questo caso è legittimo domandarsi se per sostenere la cultura italiana con misure speciali si possano tenere fuori soggetti privati senza lucro che di fatto animano con le loro attività beni e iniziative culturali di valore pubblico, come festival, teatri, ecc…

Finché poi non si sblocca la completa attuazione della Riforma del Terzo Settore ci sono limitazioni per alcune organizzazioni nell’uso dello strumento della sponsorizzazione o altre attività di tipo commerciale. Non sarebbe più giusto dare libero accesso a tutti a questi strumenti, posto che servono per raggiungere delle cause e dei benefici sociali?

Infine nominiamo l’annoso problema delle regole di accesso al servizio radiotelevisivo pubblico, le cui regole e procedure sono da lungo tempo poco chiare e soprattutto applicate in modo piuttosto discrezionale.

Un altro aspetto che interroga (in positivo) è anche il fatto che le regole (anche quelle di buon senso) spesso non vengono rispettate, non per cattiveria, ma per mancanza di competenze specifiche di fundraising da parte degli enti pubblici. Ringraziare ed informare donatori, curare le relazioni con loro, non sono solo regole di trasparenza ma anche regole per avere migliori risultati di fundraising. E questo apre una prospettiva interessante: se il pubblico può fare fundraising, aiutiamolo a farlo bene e evitare che indebolisca o inquini il mercato, ricorrendo a professionisti.

Se il fundraising è importante per il nostro paese e il nostro welfare – e non solo per il mondo non profit - allora è necessario e urgente che l’Italia si doti di una policy e di regole chiare per tutti e dia vita ad un soggetto che sia in grado in modo autorevole di tutelare il rispetto di queste regole.

Policy, regole e organo di controllo, come succede in tutti gli altri campi, dovrebbero tenere conto degli attori del sistema il che per il fundraising  vuol dire tenere conto dei fundraiser, delle organizzazioni sociali e chiaramente dell’Assif, in quanto unica associazione di riferimento della categoria riconosciuta ufficialmente: tutti soggetti che, purtroppo, vengono ancora trattati solo come meri destinatari di azioni burocratico-amministrative.

Massimo Coen Cagli, Direttore Scientifico della Scuola di Fundraising di Roma

gruppo luglio 2018

 

Per maggiori informazioni visita il sito di Scuola di Fundraising di Roma: https://www.scuolafundraising.it/

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       La felicità dell’altro è al centro del fundraising. Un “altro” che pone di fronte al donatore un bisogno da soddisfare da cui dipende la felicità di qualcun altro. L’essenza del nostro lavoro è quindi il continuo impegno a generare e curare le ragioni del dono.

 Il dono è sempre più espressione di un bisogno, del desiderio cioè, attraverso quell’atto di donazione, di entrare in rapporto con l’altro e su quel rapporto costruire un legame. Le nostre tante amate tecniche non sono altro che strumenti che fanno proposte, che stimano reazioni positive o negative (redemption e conversioni), ma che non potranno mai sostituirsi alla relazione vera ed autentica con il donatore.

Chi dona lo fa perché ha deciso di credere, ha deciso di fidarsi, ha deciso di cambiare le cose, ma sa che non può farlo da solo. La storia ci insegna che il dono è dirompente, talvolta inaspettato, ma capace di generare sempre un legame. Una scelta che fa star bene chi la compie e che cambia gli equilibri di chi la riceve. Il dono però ha bisogno di essere alimentato con due ingredienti fondamentali: la relazione e la ragione. La relazione è il mezzo da cui passano le ragioni che alimentano il Sì al dono. Crediamo che il dono appartenga in modo prevalente alla sfera razionale dell’individuo, e che donare sia il modo più ragionevole per cambiare la realtà un passo alla volta, un progetto alla volta.

Il mercato consuma fiducia, il dono la edifica ed il fundraiser ne è il custode. Nell'antica Roma, la parola fiducia assumeva la dimensione del contratto con cui veniva affidata a una persona una cosa, da restituire in seguito o da consegnare ad altri. In questa definizione c’è l’essenza di quello che facciamo ogni giorno nel sostenere missioni e cause affinché sempre più persone possano donare e comprenderne a pieno le ragioni.

Costruire, Progettare, fare Sviluppo sono tutte azioni che hanno bisogno di una “CO” che le precede, cioè dell’altro. Tale tipologia di approccio assume anche nel fundraising una dimensione strategica legata allo sviluppo; non la solita beneficenza, ma la capacità di co-produrre valore attraverso il dono.

Recentemente un caro amico, fondatore di una delle più rilevanti piattaforme italiane di Crowdfunding, ci ha coinvolto in un interessante progetto in cui la piattaforma esce dal suo ruolo tradizionale di “mero” strumento di raccolta fondi e scende in campo sui territori in partnership con aziende per incentivare attraverso il dono l’intervento su progetti inerenti l’emergenza Covid-19. In particolare l’azienda raddoppia con un grant la somma donata sulla piattaforma premiando la capacità di coinvolgimento dell’ente benefico sul proprio territorio. Quello che riscontriamo di innovativo in questa operazione è la modalità di un’azienda A (piattaforma di crowdfunding) che insieme ad un’azienda B (impresa che opera sul territorio di riferimento) decide non solo sostenere una buona causa, ma di farlo coinvolgendo la collettività. Il sistema attiva quindi un circolo virtuoso che trasforma quello che sino a ieri era uno strumento di fundraising in un driver di sviluppo comunitario.

“CO” come elemento del fare insieme, del fare con l’altro e non per l’altro, ma anche come coraggio; il coraggio che ancora troppo spesso manca alle nostre organizzazioni di agire consapevoli della propria funzione pubblica, agire con la stessa passione quella funzione che definisce la loro ragion d’essere. In questa fase di grandi paure e incertezze non vorremmo più sentir parlare del cosa accadrebbe se la nostra organizzazione dovesse chiudere per mancanza di risorse, ma di come e chi si occuperà/tutelerà/agirà rispetto all’ambito di bisogno che ha fatto venire al mondo il nostro ente. Dobbiamo agire nella scarsità di risorse con ricchezza di visione andando oltre la paura, trovando il coraggio di cambiare prospettiva e paradigma. Cambiarlo davvero e farlo ora.

 

Per maggiori informazioni visita il sito dello Studio Romboli: https://www.romboliassociati.com/

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Mai come oggi si parla di raccolta fondi per dare un contributo in questo momento di emergenza sanitaria ed è pertanto importante che la raccolta fondi sia etica, trasparente ed efficace. Molte organizzazioni hanno fermato le loro spedizioni, ma adesso è il momento di ricominciare.

Fare un direct mailing di successo in organizzazioni non-profit non è poi così complicato; spesso si pensa che le spedizioni postali costino fin troppo oppure che un invio graficamente povero sia inefficace. Ogni organizzazione desidera acquisire donatori regolari o trasformare quelli occasionali in donatori periodici. In questo articolo vorremmo darvi dei consigli per organizzare al meglio la prossima spedizione postale, per raggiungere il cuore dei donatori che vorranno essere sempre aggiornati ed ispirati: per questo sarà importante impostare un’efficiente ed efficace comunicazione con servizi personalizzati e innovativi.

Il primo consiglio è di gestire in modo ottimale le vostre anagrafiche donatori ovvero le persone che volete coinvolgere in una campagna (il tanto famigerato target!).
Secondo consiglio, personalizzate o progettate la grafica delle vostre lettere/circolari ma, attenzione: la lettera non è tutto! Anche la grafica delle vostre buste vuole la sua parte, al di là della dimensione. Una campagna ha bisogno di essere legata ad una grafica specifica, potreste utilizzare quindi i colori della campagna per la busta e la lettera in modo che il vostro donatore possa ricordarsi di voi anche quando vi seguirà su altri canali.

In questo tipo di comunicazione si possono inserire anche dei gadget personalizzati e originali a chi dona o a chi riceve il mailing. Classici esempi sono: adesivi, cartoline, biglietti di auguri, ecc. ma tutto deve richiamare sempre la vostra mission ed essere coerente con i vostri obiettivi.

Adesso non resta che scegliere chi può affiancarvi nel vostro direct mailing: MEDIA srl è in grado di seguirvi in tutto il processo, dalla gestione e normalizzazione delle vostre liste, alla ideazione-progettazione grafica delle lettere, periodici informativi, scelta del gadget, stampa, imbustamento e postalizzazione (e ricordate che le campagne di fundraising prevedono tariffe di spedizione convenienti per tutte le organizzazioni non profit).

Curare e stupire nella comunicazione è importante, ma ancora di più lo è la trasparenza che premia la fiducia e la generosità dei vostri donatori.

MEDIA srl

Per maggiori informazioni visita il sito di MEDIAsrl: https://www.mediaservizi.net/

foto Alberto Cuttica Engagedin

Qualche tempo fa, scrivendo un articolo per un blog internazionale, cercavamo un hashtag in grado di descrivere, quasi a livello visivo, la situazione straniante che stavamo – stiamo - vivendo. Da mobilità totale a totale stanzialità. Dal nostro punto di osservazione di consulenti che collaborano con realtà molto diverse fra loro in Italia e all’estero, notavamo alcune caratteristiche che stavano emergendo nei primi giorni di “clausura” e volevamo rendere un po’ più chiara la situazione ai colleghi stranieri per le settimane future e offrire qualche spunto dal primo Paese, oltre la Cina, in lockdown.

#weirdtimes è stato il termine ricorrente che ci veniva alla mente: tempi strani.

Perché diversamente non si può definirli, con la consapevolezza che questa “stranezza” ce la porteremo dietro per un bel po’ – non sappiamo quanto, ma sarà per un lungo periodo. Sono 3 settimane di mobilità zero, esattamente – anzi, inizia oggi la quarta; e sembrano mesi. Nonostante il nostro lavoro vada avanti come sempre, solo dietro uno schermo da cui continuiamo a parlare con colleghi, clienti, amici, in Italia e nel resto del mondo: non ci sentiamo soli e, anzi, la sensazione è più che mai quella di essere parte di una collettività – che è grande quanto tutto il genere umano e che prova a trovare le coordinate di un perimetro sconosciuto fino a pochi giorni fa.

Proviamo, dunque, a fare qualche riflessione che (speriamo) possa essere utile a chi legge per orientarsi, nella consapevolezza che il nostro – come quello di chiunque - è di per sé un punto di vista soggettivo.

Ci sono due tratti prevalenti che, da qui, osserviamo e vogliamo condividere con chi leggerà: la generosità e lo spontaneismo. Assistiamo ad una prova di generosità che allarga i cuori: donazioni, gesti singoli e collettivi, cura degli altri, attenzione. I primi giorni hanno stupito anche noi: un’ondata di persone desiderose di aiutare, di fare qualcosa, di rendersi utili – per l’ospedale della propria città, per la propria comunità di riferimento, per il proprio condominio, ma non solo.

Vedere le cifre sulle varie piattaforme che ospitano queste iniziative salire ad ogni aggiornamento è stata un’emozione, inutile nasconderlo. Per il gesto in sé, certamente, ma ancora di più in quanto testimonianza che “l’abbrutimento morale” che sembrava caratterizzare la narrazione degli ultimi mesi – con un individualismo esasperato, un approccio basato sul “tutti contro tutti”, un perenne innalzamento dell’asticella dello scontro a tutti i livelli, il clima non era tra i più costruttivi – si è sciolto (quasi) come neve al sole di fronte ad un’emergenza inaspettata e impensabile.

È bello notare, pur in questo clima strano (continua a tornare questa parola), quanto la comunità sia l’unica dimensione che avvolge e protegge, e che ci si salva soltanto insieme. Questa è la parte positiva e, diciamo così, di impressione generale.

Sul lato fundraising questa grande generosità si incanala spesso (non sempre) in un altrettanto grande spontaneismo. Che di per sé è una cosa bella, genera entusiasmo e partecipazione, in una situazione come quella di queste settimane infonde speranza nella capacità di aiuto reciproco che abbiamo.Spingendo la riflessione un pochino oltre il lato emozionale, tuttavia, qualche difficoltà salta fuori. Senza entrare nel merito di casi specifici o in tecnicismi, ne citiamo una tra quelle che abbiamo notato con maggiore frequenza: raccogliere fondi per un ente pubblico è una cosa lodevole – lo diciamo da professionisti che con gli enti pubblici hanno lavorato e lavorano e credono fortemente nel settore pubblico come veicolo di sviluppo inclusivo; occorre, però, verificare a monte – pur nell’emergenza – se poi quell’ente i soldi donati potrà incamerarli, gestirli e, soprattutto, utilizzarli con efficacia e in tempi brevi, quelli dettati appunti dall’emergenza. Se è così, ottimo; se non è così qualche problema sorge. O meglio: si crea un ulteriore aggravio a carico di realtà che sono già in forte sofferenza nel migliore dei casi oppure, peggio, quei soldi rimarranno congelati in attesa procedure amministrative varie. Che non è esattamente quello che si intendeva quando si è avviata la raccolta, naturalmente, ma che si produce se non si conoscono i meccanismi con cui funzionano gli enti pubblici.

Questo non vuol dire non raccogliere fondi per gli enti pubblici: più semplicemente, informarsi prima su vincoli e modalità di gestione, incluse quelle delle piattaforme che rendono possibile tale raccolta. Le emergenze rendono il fundraising uno strumento “pop”, facile da usare e di grande impatto personale e collettivo.

E questo è un bene, s’intende.

Chi lavora in questo ambito, tuttavia, sa quanto il fundraising sia in realtà frutto di un lavoro dietro le quinte fatto di analisi, approfondimenti, test, fine tuning e confronto con la realtà.

Lo spontaneismo è bello ma non può che essere di breve periodo. Attivarsi sull’onda emotiva è una cosa bella e grande e il nostro compito di fundraiser è stimolare questo “ingaggio”. Fare in modo che non si tratti di una scintilla che si spegne presto, però, ma di un fuoco che continua a bruciare, è un po’ più complesso, richiede visione e professionalità.

Ecco, è questo il punto: non ci si improvvisa.

Noi crediamo profondamente che donare sia e debba essere prima di tutto un gesto spontaneo, facile, a maggior ragione di fronte ad una difficoltà; altrettanto profondamente vediamo, nella quotidianità professionale, quanto è più complesso mantenerla, quell’emozione che porta alla donazione, anche quando l’emergenza è terminata.

Un esempio, tra i tanti che si potrebbero fare, tratto da una situazione vissuta direttamente: qualche anno fa abbiamo lavorato con una organizzazione che ha dovuto lavorare ed occuparsi di emergenze, suo malgrado, per molti anni; una volta stabilizzata la situazione, la preoccupazione maggiore è stata quella di perdere i donatori che, di fronte alla normalità del quotidiano, si sarebbero sentiti meno coinvolti. E lo sforzo – grande, di tutti, in quel frangente – era stato proprio rendere “straordinaria la normalità”.

Ancora una volta, dunque, ci teniamo a fare il punto sulla necessità di professionalizzazione che richiede fare questo lavoro. Che non vuol dire stare dietro una scrivania a compilare fogli di calcolo e verificare numeri ma, al contrario, avere consapevolezza che quei numeri dovranno dare potenza alla causa, dovranno rappresentarne la dimensione pur non potendone (per fortuna!) sostituire l’intensità.

Le energie che emergono in questi giorni sono, dal nostro punto di vista, un’ottima base su cui costruire la narrazione della nostra professione per il futuro. E questo, a nostro parere, è un punto per così dire “programmatico” per i fundraiser (lo diciamo in un’accezione allargata a tutti coloro che hanno a che fare con il fundraising) italiani.

Accade spesso che si lamenti il mancato riconoscimento – non giuridico, ma “sociale” – della nostra professione: l’abbiamo fatto anche noi, spesso utilizzando l’ironia per sdrammatizzare tutte le volte in cui abbiamo colto negli sguardi altrui, nel sentire di cosa ci occupiamo, un’espressione del tipo “potevo farlo anch’io” (sfidiamo chiunque a non essersi sentito così, almeno una volta, nella sua vita professionale). E aggiungiamo una nota personale: ancora questa mattina di fine marzo ci sono arrivate ben due richieste: la prima ci chiedeva di aderire ad un portale per consulenti finanziari (a seguito di analisi dei nostri profili Linkedin), la seconda voleva premiarci tra i migliori negozi online (a seguito di analisi del nostro sito web).

C’è da ridere? Sì, ma magari anche no.

(Al di là di farci domande sull’efficacia della nostra comunicazione) Quello che ci dà da pensare e su cui riteniamo occorra lavorare come collettività di fundraiser – attraverso ASSIF in primis e, in generale, sentendoci parte di una collettività professionale, ciascuno con le proprie caratteristiche ma accomunati da una visione professionalizzante – è la necessità, finita l’emergenza, che di fundraising si continui a parlare come di una professione, non di un singolo gesto lodevole ma limitato che difficilmente (pur portando sollievo) cambia le situazioni.

Perché è questo che ci diciamo tutti giorni, no? Fare fundraising vuol dire cambiare in meglio quello che non funziona, qualunque cosa essa sia. E per farlo occorre una visione di lungo periodo, perché è il cambiamento non è cosa che accada per caso, dall’oggi al domani. Richiede perseveranza e tenacia. Capacità di lasciarsi “toccare” dalle cause ed emozionarsi e, al tempo stesso, avere in mente gli obiettivi e lavorare con costanza per raggiungerli.

Questo periodo porterà con sé molti cambiamenti, ne siamo convinti.

Nella percezione che abbiamo della nostra società, che ci sembrava inattaccabile e invece ha tutte le fragilità dell’essere “terreni”. Nell’approccio che abbiamo agli “altri”, spesso basato sul “cerca le differenze” invece che “trova i puntini di congiunzione”. Nella constatazione di un punto di non ritorno in un modello di sviluppo basato sulla crescita e che, forse, deve partire da presupposti differenti.

L’auspicio è che il senso di comunità, quello a cui ci stiamo aggrappando tutti, tutti i giorni di questo periodo fatto di giorni strani, resti uno dei regali di un periodo complicato, difficile, doloroso, e venga coltivato in una quotidianità nuova. Che sia nuova linfa vitale anche per i fundraiser, per il Terzo Settore in generale, perché diventi uno degli attori strategici al tavolo del disegno sociale e non mero fruitore di provvedimenti: è quello che vediamo quando lavoriamo – dal vivo o a distanza – in altri Paesi europei, è quello che ci auguriamo per il nostro Paese perché i tempi e le persone che “fanno” questo settore sono maturi.

 foto Simona Biancu Engagedin

Per maggiori informazioni visita il sito di ENGAGEDin: https://www.engagedin.net/

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 Gli stand promozionali si presentano come la soluzione ideale per creare spazi personalizzati dove personale e volontari delle realtà non profit possono interagire con il pubblico in molteplici contesti. Anche le associazioni non profit necessitano infatti di pratici ed efficaci mezzi di comunicazione per divulgare la propria identità e promuovere eventi di raccolta fondi, firme, ricerche di volontari e campagne di sensibilizzazione legate alla propria mission.

Uno stand composto da espositori portatili risulta particolarmente vantaggioso in quanto si tratta di soluzioni espositive facili da montare senza l'utilizzo di attrezzi e senza l'intervento di personale specializzato. Sono inoltre estremamente pratiche da trasportare da un evento a un altro e presentano la possibilità di sostituire la stampa quando vi è la necessità di rinnovare il messaggio della campagna.

In occasione di eventi non profit all'aperto è importante allestire la propria postazione personalizzata con coperture pubblicitarie che possano offrire riparo per tutta la durata dell'evento ma che allo stesso tempo offrano una maggiore visibilità al logo dell'associazione o al messaggio della campagna grazie alla stampa personalizzata di tetto e pareti optional. Le coperture pubblicitarie portatili più gettonate comprendono senza dubbio i gazebo pubblicitari richiudibili con struttura in alluminio e i gazebo gonfiabili (non necessitano di motore grazie alla struttura ad aria prigioniera) disponibili in vari formati. Diversi sono gli optional disponibili per una maggiore personalizzazione dello stand: pareti personalizzate, attacchi per bandiere, faretti, pareti con porte o finestre, zavorre, picchetti, etc.
Lo stand promozionale outdoor può essere inoltre completato con l'integrazione di varie soluzioni espositive come banchetti pubblicitari personalizzati da utilizzare come piano d'appoggio per il lavoro di personale e volontari, totem gonfiabili, bandiere pubblicitarie in diversi modelli e dimensioni, espositori portadepliant e altro ancora.

Per gli eventi indoor è possibile allestire piccoli ma efficaci corner informativi semplicemente abbinando dei banchetti promozionali agli espositori Roll-Up.
I desk pubblicitari con stampa personalizzata, disponibili in svariate forme e dimensioni con diversi materiali, costituiscono un ottimo supporto per il lavoro di promoter e volontari mentre gli espositori avvolgibili Roll Up sono particolarmente apprezzati in quanto consentono di allestire il corner promozionale in un attimo, semplicemente srotolando la stampa pvc riposta nella struttura dell'espositore.
Un'ulteriore integrazione dello stand indoor può essere data dall'introduzione di un fondale grafico portatile, utile per delimitare l'area dello spazio espositivo.
Infine, un aspetto da non trascurare è la cura della grafica personalizzata che deve essere proposta in modo coerente sui diversi espositori utilizzati per la postazione personalizzata, in modo da presentare al meglio i valori e l'identità dell'ente no-profit.

Per maggiori informazioni puoi contattare Studio Stands Srl: www.studiostands.it

 

 The Crew NWC

Sbarca a Torino il Non Profit Women Camp, evento dedicato alle donne che lavorano nel Terzo Settore. L’appuntamento è per il 4 aprile (non più quindi il 7 marzo!) ore 9 presso il prestigioso Palazzo Ceriana Mayneri, sede del Circolo della Stampa, con il patrocinio di Assif.

Assif non poteva certamente mancare, visto che il 75% dei fundraiser in Italia è donna (anche se solo 3 su 10 hanno accesso a ruoli manageriali). Il ruolo delle donne nel terzo settore è sempre più importante, nella comunicazione e nella filantropia eppure è evidente che molto resta ancora da fare (anche in termini di disparità salariale e glass ceiling. Ecco perché è nato il Non Profit Women Camp, per condividere pensieri, analisi, percorsi, storie volte a promuovere la professionalità e l’empowerment delle donne che lavorano nel mondo non profit.

Un programma ricco di interventi che prevede 17 talk tenuti da altrettante relatrici che spaziano tra temi diversi: dal fundraising alla comunicazione, dal management alla data analysis intermezzati da momenti di break, consulenze, workshop con esperte e professioni. Tra le ospiti sono attese: Claudia Vassena, Ceo Di Buddybank, l’influencer Giulia Valentina, la Facebook Community Leader per l’Italia, Gioia Gottini e la Segretaria Generale di Assifero, Carola Carazzone.

La plenaria di apertura, dal titolo provocatorio “SFIDE/SFIGHE” è un inno all’inclusione e all’ironia in cui quattro donne racconteranno cosa vuol dire vivere il proprio essere donna ma anche il peso di un’etichetta in più dovuta alla disabilità, all’orientamento sessuale, all’essere straniera, o al voler giocare a calcio, sport considerato tipicamente maschile.

Durante la plenaria di chiusura saranno consegnati, a donne e charity che si sono particolarmente distinte nel corso del 2019, i Non Profit Women Awards. Il fil rouge che accompagna i tre premi è quello dell’emergenza migranti nel Mediterraneo.

Molte donne infatti sono state le coraggiose protagoniste di complesse operazioni di salvataggio in mare, esponendosi a pesanti attacchi personali attraverso l’hate speech veicolato dai social media e ad accuse giudiziarie poi rivelatesi infondate.

Ci sarà inoltre il Non Profit Women Award- Innovation in collaborazione con Buddy Bank

Programma completo: http://nonprofitwomen.camp/edizione-2020/programma-2020/

     

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 Anche quest’anno Assif patrocina la VII edizione del Premio CULTURA + IMPRESA promosso dal Comitato Non Profit Cultura + Impresa, fondato da Federculture e da The Round Table, in collaborazione con Fondazione Italiana Accenture e di ALES.

Visto il crescente interesse delle Imprese ad investire in Arte e Cultura, “vogliamo contribuire significativamente a favorire il dialogo e l’incontro fattivo tra Istituzioni e Operatori culturali pubblici e privati, e le Imprese di diversa natura e dimensione” – sostiene Francesco Moneta, Presidente del Comitato.

Il Premio ha l’obiettivo di valorizzare i migliori progetti:

  • di Sponsorizzazione e Partnership nella Cultura;
  • di Produzione culturale d’Impresa;
  • di attivazione dell’Art Bonus.

al fine di favorire relazioni proficue tra il ‘Sistema Cultura’ e il ‘Sistema Impresa’ per contribuire allo sviluppo culturale, sociale ed economico del nostro Paese e dei nostri Territori.

In questa settima edizione, grazie alla collaborazione con il Salone della CSR e dell’Innovazione Sociale, viene istituita la Menzione Speciale Cultural Corporate Responsibility, che premierà il progetto che meglio si integra nella strategia di CSR dell’Impresa.

La Giuria del Premio è composta da 20 rappresentanti, fra cui il presidente di Assif Nicola Bedogni, che rappresentano professionalità autorevoli nei rispettivi settori.

L'iniziativa è affiancata da numerose istituzioni e organismi rappresentativi dei mondi della Cultura, dell’Impresa e della Comunicazione fra cui  Patrimonio Cultura, Iulm, Fondazione Fitzcarraldo, ACRI – Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio Italiane, ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani, ASSIF – Associazione Italiana Fundraiser, Assifero, ASSOREL – Associazione Italiana delle Agenzie di Relazioni Pubbliche, FERPI – Federazione delle Relazioni Pubbliche Italiana, PrioritaliaUNA – Aziende delle comunicazioni unite.

A partire dal 2 dicembre e fino al 28 febbraio 2019 è possibile presentare la propria CANDIDATURA

» Sito e Regolamento del Premio

 

EFA 2019

Lo scorso 22 novembre si è svolta a Oslo l’annuale Assemblea Generale Efa e lo skillshare.

Come di consueto, l’Assemblea Generale è stata incentrata sulla presentazione della relazione delle attività, in particolare è stato dato spazio alle attività realizzate dal Certification Committee. Due anni fa è infatti cominciato l’iter che ha riguardato il rinnovo del processo di certificazione, tale rinnovo ha portato alla scelta di incaricare Adrian Sargeant come responsabile dell’aggiornamento del processo di certificazione. Il nuovo Competence Framework, insieme ai documenti EFA Certification Core Skills e l’EFA Certification Assessment Guidelines, entreranno in vigore nella primavera del 2020.

Un’ulteriore attività che è stata deliberata dall’Assemblea riguarda le attività di lobbying a livello europeo. EFA ha deciso di dare un incarico formale ad un professionista per supportare le attività di lobbying che riguardano il fundraising, in particolare tale professionista fornirà informazioni che riguardano i processi legislativi. In questa maniera le diverse associazioni nazionali sapranno su quali temi cominciare a muoversi in termini di rappresentanza degli interessi. 

Infine una novità riguarda un cambio al vertice di EFA, infatti Gosse Bosma ha lasciato la Presidenza di EFA, ma resta un membro del Board. In attesa della nuova riunione del board, è presidente ad interim Eduard Marcek, dell’associazione slovacca.

Al termine dell’assemblea si è svolto il Tour of Europe, tale sessione prevede che ogni associazione nazionale presenti un’attività, un trend oppure una novità. Questa è stata l’occasione per presentare il fumetto pubblicato da ASSIF “Giulia in Fundraisersland”, il fumetto ha riscosso grande curiosità e apprezzamento da parte dei colleghi europei che hanno manifestato interesse per la traduzione e l’utilizzo dello stesso nei diversi contesti di appartenenza.

Andrea Caracciolo,
Consigliere Assif con delega all’Europa e all’internazionalizzazione

Andrea

A day to make a world of difference

 

Il 3 dicembre è la Giornata Mondiale del Dono e il #GivingTuesday è diventato ormai un movimento globale con individui, famiglie, organizzazioni e comunità che si uniscono per celebrare e promuovere la cultura del dono in tutte le sue forme: di tempo, di denaro, di beni materiali e immateriali (anche un sorriso può essere un dono!).

In questa occasione ASSIF, che rappresenta in Italia tutti i fundraisers che mettono la loro professionalità e conoscenza a servizio delle cause sociali, ha deciso di aderire al #GivingTuesday. Crediamo che il dono abbia ancora oggi un ruolo importantissimo: se considerato infatti come “la gentile arte di insegnare alle persone la gioia di donare” (cfr. Hank Rosso, 1991), è necessario che il fundraising assuma una nuova funzione in grado di promuovere un rinnovamento culturale, sociale e politico che conduca alla riscoperta del valore del dono come pratica sociale fondamentale per la creazione di legami comunitari.

Oltre 55 paesi - da Taiwan alla Russia, alla Tanzania e al Brasile - hanno formato autonomamente i movimenti nazionali #GivingTuesday e nel 2018 il #GivingTuesday ha raggiunto l’8% della popolazione on line del nostro paese. Chiunque può partecipare realizzando e promuovendo azioni di solidarietà e condividendole sui social network usando l’hashtag #GivingTuesday e sul portale https://givingtuesday.it/

 

 

XVIII raccolte fondi IID

 

Lanciata la XVII edizione dell'indagine sull'andamento della raccolta fondi nel Terzo Settore italiano. La ricerca si inserisce nel contesto delle rilevazioni annuali realizzate dall'Osservatorio di sostegno al Non Profit sociale dell'Istituto Italiano della Donazione (IID) in collaborazione con ASSIF Associazione Italiana Fundraiser.

 

Tutte le organizzaizoni non profit sono invitate a partecipare entro il 31 luglio compilando il questionario

 

Dai questionari verrà elaborata la consueta ricerca che da oltre 10 anni restituisce al non profit stesso tutte le tendenze rispetto alle dinamiche delle raccolte fondi. I dati trattati dal questionario, la cui compilazione richiede meno di dieci minuti, verranno analizzati in forma aggregata ed anonima nel rispetto del GDPR, Regolamento Generale sulla protezione dei dati 2016/679.

I risultati del questionario saranno resi noti il prima possibile e inviati a tutti coloro che avranno partecipato.

 

Per qualsiasi necessità o chiarimento: guido.bragato@istitutoitalianodonazione.it oppure 02/87390788.

Per maggiori informazioni sulle passate edizioni visitate la sezione Indagini del sito dell'IID.

 

 

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