Eccoci tre anni sembravano lunghi e invece sono passati molto in fretta. Anni intensi che provo a riassumere in tre minuti, ma anche meno...

Ho fatto tesoro si una frase di Papa Giovanni XXIII che ebbe a dire a un giornalista: “Sa, in questo mestiere è più difficile capire quando bisogna tacere che quando bisogna parlare". E allora ho ascoltato, ho letto, mi sono confrontato con persone che stimo, ho fatto quello che credo un presidente, anzi un responsabile di una associazione debba fare: tenere aperti i canali di comunicazione, interni ed esterni in modo che le idee, le proposte, le riflessioni abbiano un flusso.

Ringrazio i colleghi che si sono attivati nei gruppi territoriali, questa è sicuramente una scommessa vinta, per questa gestione, ora ci siamo in ben 10 regioni!

Ringrazio i consiglieri, tutti. Abbiamo fatto quello che abbiamo potuto, anche se qualcuno ha potuto di più e qualcuno ha potuto di meno, ASSIF non sfugge ai principi paretiani e quindi, così come per le attività, vi sono delle diversità anche nelle opinioni, nei pensieri, nelle visioni (per esempio io non penso che il fundraising sia una tecnica di marketing).

Sono sinceramente convinto però che la dialettica e la discussione siano indispensabili per qualsiasi organizzazione, credo anche, però, che la discussione debba avvenire DENTRO alle organizzazioni, non fuori, solo così possono essere costruttive ed utili.

La prima considerazione è che se oggi si discute così tanto di ASSIF, significa che c’è. Non ricordo discussioni così partecipate e accese nel recente passato. E questo è il primo risultato.

Io non so se 180 soci sono tanti o pochi, so però che sono più di 107, che erano quelli iscritti tre anni fa e so anche che sono solo la punta dell’iceberg dei fundraiser italiani. È pur vero, che rispetto ai contatti che abbiamo avuto dal sito e dai social network, possiamo anche dire di avere avuto lo stesso tasso di conversione che ogni fundraiser si aspetta dalle sue campagne.

Per quanto riguarda il tema dell'identità professionale, credo che non si debba avere paura di aprire le associazioni. Sono davvero convinto che ASSIF debba essere “la casa” di tutti i professionisti che si occupano di fundraising. La nostra professione, come tante altre è in evoluzione, cambia, si sviluppa, si articola. Forse che all’ordine degli avvocati non ci sono penalisti e civilisti? O forse che all’ordine dei medici non aderiscono specialisti e medici di base o odontoiatri? O ancora, che nell’ordine dei commercialisti non c’è chi tiene la contabilità, altri che fanno esclusivamente intermediazione d’affari o ancora dei professionisti neolaureati che fanno i camerieri in pizzeria in attesa di un impiego in uno studio contabile?

A volte manchiamo di immaginazione, di visione, di fiducia.

Sull’identità del fundraiser, durante l’ultimo festival del fundraising Clayton due cose ce le ha comunicate: broker di vita e d’amore. Che cosa abbiamo da temere dall’apertura? Non solo ai professionisti, ai volontari, ma anche alle organizzazioni nonprofit, situazione frequente anche in altre realtà Europee.

Credo che LIMITARE LE DOMANDE perché NON SI HANNO RISPOSTE, sia un grave errore e sia anche ingiusto e intellettualmente non onesto nei confronti delle persone che diciamo di servire, NOI DOBBIAMO TROVARE, IMMAGINARE E INVENTARE, SE SERVE, LE RISPOSTE !!!

In questi anni ASSIF è divenuta un interlocutore per le istituzioni pubbliche e private, due esempi su tutti: la Corte dei Conti che ci ha interessato in merito alla relazione sul 5x1000, il Sole 24 ore che ci ha affidato la produzione di un modulo di un  Master e l’amministrazione finanziaria statale che ci ha interpellato in merito all’etica del fundraising.

Il premio Italian Fundraising Awards, la fattiva e consolidata collaborazione con il Festival del Fundraising, con il Centro Studi Philanthropy in occasione del primo censimento dei fundraiser, e poi le attività con l’Osservatorio del Fundraising Online, con l’Istituto della Donazione, con Doxa, Consodata ecc.

Abbiamo realizzato il primo Open Day, siamo stati invitati a far parte nel direttivo di EFA, abbiamo ospitato per la prima volta in Italia un evento europeo, facendo anche una gran bella figura.

Ci siamo rifatti un look, un sito, una community, abbiamo allacciato relazioni in Italia e all’estero (abbiamo un invito dall’associazione slovena per ottobre) e di tutto questo cosa sembra rimanere? Il numero dei soci.

Avete presente quando noi discutiamo con i nostri superiori o committenti di quanto lavoro di relazione e di quanto il fundraising sia importante e complesso che non si possono alla fine guardare solo i bonifici pervenuti, ma anche il valore prodotto nel medio lungo termine? Ecco magari un pensierino su questo va fatto.

Tutto questo lavoro deve essere valorizzato, perché trasuda la fatica e la passione di tantissimi fundraiser, volontari e professionisti, tutti professionali.

Per questo alcuni del Consiglio Direttivo uscente hanno deciso di ricandidarsi, mentre altri, hanno garantito il proprio apporto qualificato, dall’esterno, con questo facendo posto, lasciando le cariche ad altri colleghi, perché abbiano anche loro la possibilità di fare esperienza. Quanti nel nostro Paese “fanno spazio” e contemporaneamente non fanno mancare il proprio apporto?

Questi sono esempi credibili, perché testimoniano con atti concreti i valori in cui crediamo, primi fra tutti il senso di appartenenza e lo spirito di servizio.

Quello che si deve fare è continuare quest’opera di cui sono state gettate le fondamenta, che come spesso accade, non si vedono ma ci sono e sono solide.

In particolare nei prossimi anni si dovrà:

  1. dotare ASSIF di una struttura stabile in grado di dare continuità all’azione dell’associazione, per cui sarà necessario reperire le risorse adeguate;
  2. aumentare l’attività dei gruppi territoriali esistenti ed aprirne di nuovi nelle regioni in cui ora non sono presenti. È importante che l’associazione si avvicini ai Soci.
  3. aumentare i servizi implementando attività di aggiornamento e formazione continua, anche in collaborazione con altre strutture formative;
  4. ri-definire la figura o meglio le figure del fundraiser alla luce degli sviluppi che la professione sta maturando sia in termini qualitativi che di ruoli e importanza nelle diverse tipologie di ONP italiane;
  5. sviluppare attività con le maggiori ONP italiane al fine far aderire i fundraiser che all’interno vi operano;
  6. aumentare le opportunità di interscambio con le associazioni di fundraiser europee e mondiali;
  7. elaborare forme contrattuali che possano essere di riferimento per tutti i fundraiser. Anche un contratto di lavoro contribuisce a definire una identità professionale; 

Ecco, non abbiamo finito niente, abbiamo solo cominciato, ma abbiamo cominciato bene.

Ci abbiamo messo un po’ per capire, imparare, conoscere, ma ora dobbiamo fare, ancora e ancora, mollare le resistenze, fare quello che siamo capaci e abituati a fare: aprire e costruire, cambiare, innovare, immaginare, progettare e realizzare.

Tenere le porte e la mente aperta, avere il coraggio di essere quello che siamo e quello che facciamo, l’energia che serve per sviluppare attività, l’incoscienza di provare e la possibilità di sbagliare, ma anche la forza di riprovare sempre, vedrete che poi, anche i Soci aumenteranno, in fondo non è quello che diciamo sempre?

Speriamo davvero di poter contare ancora sull’aiuto di coloro che ci sono stati più vicini e che voglio ringraziare: il Master in Fundraising in primis, per la concreta e rinnovata disponibilità, gli sponsor e i partner che ci hanno sostenuto in questi tre anni.

Grazie davvero. Ci vediamo in Assemblea.

Luciano Zanin

 

 

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