Testimonianza FIDO E.Torretta

Quando ASSIF mi ha chiesto di seguire un’associazione che non aveva mai fatto fundraising, attraverso un tutoraggio volontario nell’ambito del progetto “Insegniamo a pescare” rivolto alla preparazione della Campagna di Natale 2020, ho accetto volentieri perché l’idea di mettere a disposizione la mia esperienza come fundraiser e di confrontarmi con altre realtà mi piaceva molto.

Ho avuto così la possibilità di lavorare insieme ad una piccola realtà del Comasco: Sala d’Arme Stella Splendens. Il nome dell’associazione mi ha affascinato subito ma, dopo una breve ricerca sul web, l’unica cosa che avevo trovato era una pagina facebook. Quando ho chiamato per presentarmi, Mattia, il Presidente dell’Associazione Sportiva, mi ha poi spiegato esattamente di cosa si occupavano: scherma storica, erano schermidori. 

Durante la prima call con il presidente e due altri associati, abbiamo iniziato analizzando il progetto che era più che altro rivolto non tanto alla "buona causa" e al perché un donatore avrebbe dovuto sostenerla, quanto piuttosto alle "ricompense" previste per gli stessi donatori come ringraziamento (ad esempio una stampa su soggetto storico o una giornata di prova della loro specialità, qualcosa insomma di oneroso per un'associazione senza fondi!). Ho pensato quindi di provare a capire insieme chi potessero essere i potenziali donatori, come fare a trovarli, a coinvolgerli e a portarli dentro al progetto e qui che è emersa la criticità maggiore: l’Associazione è composta di otto soci che praticano la scherma storica e che tengono in piedi le attività pagando una quota associativa annuale. Ci sono poi una quindicina di ex allievi, che non sentono da un po’, manca un elenco di nominativi raccolti durante manifestazioni o fiere, o una lista di amici o di partner. Manca in altre parole una rete.

Nello stesso tempo emerge anche un altro problema, comune a molte organizzazioni piccole e poco strutturate, cioè la centralità del presidente, la sua "onnipresenza" senza la quale tutte quelle attività non sarebbero possibili e la difficoltà di trovare persone disposte a fare quello che è necessario anche dal punto di vista operativo: preparare foto, testi, lavorare sulla grafica ecc.

Non avendo una rete locale di contatti, suggerisco di approfondire la rete di follower su Instagram, perché la pagina è seguita da molte realtà affini, ma di dimensioni più grandi, che comunicano molto bene. Si potrebbe copiare da loro (fare almeno un po’ di benchmark!) e soprattutto contattarli in privato, per chiedere un supporto nella condivisione della campagna.

L’obiettivo economico per la prima Campagna di Natale dell’associazione era forse un po’ alto ma l’avvio era stato molto promettente: 230 € in pochi giorni soltanto con due donazioni (quella del presidente e di un amico caro). Al di là del raggiungimento dell'obiettivo economico, che in questo caso non c'è stato, io ho tratto da questa esperienza soprattutto conferme come fundraiser:

1) Prima di tutto che la programmazione e la comunicazione siano non solo indispensabili, ma debbano viaggiare in sinergia, e che senza di esse, non ha senso parlare di raccolta fondi
2) L’entusiasmo è un buon punto di partenza, ma non basta
3) Senza una rete non si riesce a fare nulla, perché, lo sappiamo tutti, il fundraising è prima di tutto relazioni.
4) Il crowdfunding funziona solo se c’è alla base una strategia di comunicazione ben pianificata e seguita quotidianamente
5) Il digitale può aiutare a farsi conoscere, ma anche in questo mondo, per raggiungere dei risultati bisogna osare ed essere creativi (nel chiedere, nel comunicare, nel contattare possibili nuovi partner o amici o sostenitori)
6) Fare raccolta fondi richiede tempo ed energie, pianificazione e idee chiare. I 280 euro racconti aiuteranno Stella Splendens ad acquistare qualche spada di prova e qualche paio di guanti, ma se vuole crescere deve impegnarsi a fare un passo in avanti, aprendosi al territorio, con progetti e idee creative e nuove.

Ciò che mi è piaciuto molto è stato mettere a disposizione la mia professionalità, dare suggerimenti, spronare a trovare idee nuove, riflettere sull’abc della raccolta fondi e contribuire a diffondere la cultura del dono. Ho avuto poi la possibilità di conoscere un mondo nuovo, affascinante e intriso di storia, rappresentato da tante piccole e grandi realtà in Italia e all’estero.

Ringrazio quindi ASSIF per l’opportunità e in particolare la vicepresidente Simona Biancu, per aver pensato a me!

Elena Torretta

Responsabile Comunicazione e Fundraising del Collegio Universitario Einaudi di Torino e socia ASSIF

 

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