Giornata mondiale del volontarito Lugli

Quando ho ricevuto l’invito di ASSIF a scrivere i miei “pensierini” sulla giornata mondiale del volontariato, oltre ad essere stata molto contenta, mi sono venute in mente due cose in particolare.

La prima è che nelle nostre organizzazioni celebriamo troppo poco e non lo dico solo perché mi piace stare in compagnia e mi piacciono le bollecine! Lo dico proprio perché lo constato frequentando molte organizzazioni in giro per l’Italia e ancor più vale anche in questo periodo in cui zoomiamo più che viaggiare. Si dovrebbe celebrare molto di più e per molti più motivi: non solo per valorizzare il lavoro dei preziosissimi volontari, ma anche per i dipendenti, i beneficiari e gli utenti, per i risultati raggiunti e anche quelli non raggiunti, per gli inevitabili fallimenti che fanno crescere e rappresentano sempre lezioni da cui apprendere. Siamo quello che impariamo e ogni evoluzione dovrebbe essere manifestata e condivisa.

Anche perché operiamo quotidianamente per cercare di migliorare il mondo insieme agli altri e se non ci prendiamo il giusto tempo per condividere e celebrare, a volte anche confortarci, ma che vita è? Soprattutto, ma non solo, nei momenti più bui e difficili è importante trovare uno spazio per ricaricare le energie per andare avanti e dovrebbe essere auspicabile non isolarsi, ma continuare ad essere aperti di fronte agli altri, con le nostre fragilità, poiché le loro restituzioni ci aiutano a capire meglio come reagire.

Anzi, vi dirò di più buttando l’occhio all’etimologia della parola “celebrare” ho scoperto che deriva dal latino celeber-bris (mi perdonino i latinisti, ho sempre avuto le mie difficoltà al liceo, ma non mi arrendo, mi piace troppo) che significa “frequentato…dall’ingegno umano, famoso, popolato” ma è perfetto! Non desideriamo forse che le nostre organizzazioni siano sempre più popolate, sempre più frequentate, che anche gli argomenti più difficili, i bisogni più nascosti diventino noti affinchè tutti possano attivarsi per dare una mano, ognuno in relazione alle proprie possibilità?

Il secondo pensiero è in linea con il primo, anzi prende proprio lo spunto ed è sicuramente un po’ più doveroso considerata la ragione per cui scrivo proprio in questo momento dell’anno ed è sul come è nata questa ricorrenza del 5 di dicembre (mese tra l’altro ricco di avvenimenti fra cui il mio compleanno). Questa ricorrenza esiste dal 1985 ed è stata individuata proprio per riconoscere il lavoro, il tempo e le capacità dei volontari in tutto il mondo.

E quanto di questo abbiamo da riconoscere in Italia? Ecco qui un paio di esempi. Ricordate nel momento dell’emergenza quali sono state le cose che hanno retto al disastro pandemico: la solidarietà e il sacrificio. E poi, i numeri del volontariato nel nostro Paese sono un altro esempio: sono quasi 7 milioni gli italiani che fanno volontariato, quasi il 13% della popolazione attiva, questi donano in media di 20 ore al mese per un totale di 1,3 miliardi di ore totali all’anno, pensiamo a quanto questo impatta positivamente sulla vita di moltissime persone, oltre che dei volontari stessi. Se poi allarghiamo ancora il giro e consideriamo non solo il volontariato come dono di tempo, ma riflettiamo del valore complessivo prodotto dagli enti del Terzo Settore, solo con il dato dell’amministrato ci rendiamo conto che superiamo gli 80 miliardi di euro, quasi al pari del settore della logistica!! Credo proprio che ci sia da star contenti, e quindi, testa bassa e avanti tutta, con coraggio e determinazione!

Cari colleghi e colleghe, amici e volontari concludo questo mio breve intervento con un video che trovo davvero molto simpatico, che mi ha fatto conoscere un’amica e collega (e volontaria), e che ci ricorda che alla fine o all’inizio …basta un mercatino...per essere contagiati!

GUARDA IL VIDEO 

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Laura Lugli, socia ASSIF, Consulente e formatore di fundraising e people raising

Foto Lugli

 

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