IFC 2017 plenaria iniziale

 

Prosegue il diario di viaggio di Roger Bergonzoli, Responsabile raccolta fondi e comunicazione della Fondazione Santa Rita da Cascia e vincitore del premio IFA - fundraiser dell'anno 2017, dall'IFC International Fundraising Congress. Se ti sei perso la prima giornata, leggila subito

 

 

Secondo giorno, prima colazione olandese, primo errore di valutazione. A chi non piace trovare tutto già pronto la mattina e aver il solo pensiero di assemblare un (improbabile) piatto? Quell’omelette preparata al momento era davvero invitante, non ho resistito. Non ho neppure ragionato. Il ripieno, ottimo peraltro, era di funghi e peperoni! L’amaro non viene servito a colazione e dunque affronto la chiusura della masterclass accompagnato dai peperoni olandesi.

Simone Joyaux ci mette subito al lavoro divisi in gruppi, che all’IFC significa condivisione culturale. Nel mio piccolo gruppo c’erano Ourania, greco-cipriota trasferita negli USA, Mesbah, giordana e Shawn dal Sudafrica. Sapevo che la masterclass non mi avrebbe fornito una cassetta degli attrezzi pronta all’uso ma degli elementi solidi su cui costruire un percorso. Simone Joyaux è fatta così e va bene così.

Simone Joyaux

 

Plenaria d’impatto che valorizza l’enorme palco in una sala stracolma degli oltre mille partecipanti all’IFC 2017. Apre Jeremy Heimans, attivista australiano, prendendo di petto il tema di questa edizione “A new conversation” attraverso una riflessione sulla transizione verso nuove forme di potere, comunicazione e capacità di influenzare (riguarda l'intevento integrale). Chiusura potente, d’impatto, affidata al rapper americano Ahmen.

rapper

 

Si riaccendono le luci in sala e via di corsa verso le sessioni pomeridiane. La mia la aspettavo da parecchio. Finalmente ho la possibilità di seguire dal vivo Tom Ahern dopo aver letto molti suoi contributi. In fondo so già cosa mi aspetta ma la sua capacità di andare dritto agli elementi fondanti della comunicazione per il fundraising è comunque impressionante. Non resisto alla tentazione e, a fine sessione, mi presento, scambiamo quattro chiacchiere. Ma non riesco a fermarmi qui e ci facciamo un selfie. Peraltro non mi piacciono i selfie, anzi li odio proprio ma è andata così. È stato un momento di felice incoerenza.

Tomm Ahern

 

Avanti con una sessione focalizzata su marketing automation ed eventi. Poi network, network e ancora network, passando attraverso la cena arricchita da un’altra coinvolgente performance di Ahmen che introduce l’altro payoff di questa edizione. “Make trouble. Make change”.

Spark an inferno

 

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