Fabio Salvatore fundraising day

 

Sabato a Forlì si terrà la terza edizione del Fundraising Day. Una giornata di formazione continua, smart, veloce, fulminante all'insegna del digital fundraising

Per l'occasione, abbiamo deciso di intervistare il nostro socio Fabio Salvatore, Direttore Fundraising di Lastiminute Foundation, per farci raccontare la sua esperienza di fundraiser e il suo intervento dal titolo provocatorio: "Il digitale è sempre utile alla raccolta fondi?No e capiamo perché!". 

 

Ciao Fabio. Non possiamo che iniziare con la classica domanda. Chi è, secondo te, il fundraiser?

Un ingranaggio importante, ma non l'unico ingranaggio. Un ingranaggio che, all'interno di un meccanismo complesso come sono le ONP, deve saper avere la giusta dimensione, velocità, durezza, ma soprattutto duttilità per essere veramente utile all'organizzazione di cui è al servizio.

Perché di servire si tratta, non di un mero lavoro, non di mero volontariato. Ma questo lo si impara col tempo.

Per tanti anni hai fatto il fundraiser interno a una organizzazione mentre oggi grazie alla lastminute foundation stai sviluppando dei progetti e degli strumenti che mettono al centro proprio il fundraiser. Come è nata questa idea? E perché è importante?

È semplicemente un'evoluzione di quello che ho fatto all'inizio quando ho fatto partire la raccolta fondi in una piccolissima realtà, cresciuta poi proprio grazie al fundraising. Solo che ora lo stiamo facendo per tanti, perché, ovunque vai, il problema è sempre lo stesso: ci sono tante organizzazioni che fanno del bene e lo fanno bene, ma non lo sanno comunicare e quindi non sanno raccogliere e sono sempre in difficoltà per mancanza di fondi.

Sappiamo bene che servono Persone e Risorse per fare una efficace raccolta fondi, ma quello che serve soprattutto è la Mentalità. C'è una grande cultura del dono, ma non altrettanto della raccolta e spesso basta semplicemente spiegare questo ad un'organizzazione per vederla partire, tra mille difficoltà ma anche piccole successi, in un percorso verso la sostenibilità. Serve un aiuto, una spinta e la fortuna per me è stata trovare delle persone e un'azienda che hanno capito questa problematica e attraverso lastminute foundation cerchiamo di darvi delle risposte concrete.

Quest’anno sarai relatore al FundraisingDay con una sessione provocatoria e contro corrente: “Il digitale è sempre utile alla raccolta fondi? No e capiamo perché!”. Cosa ci puoi anticipare?

Mi chiedete di spoilerare? Assolutamente no!

Vi posso solo dire che sarà una sessione molto pratica, ma con un fulcro filosofico, il tempo inteso come quantitativo e qualitativo. Quel tempo che l'online ci fa crede di risparmiare, ma che in realtà rischia di farci perdere in attività poco utili. In sostanza cercherò di farvi vedere su cosa concentrarsi online e cosa invece lasciare perdere, almeno per il momento.

In un mondo sempre più digitale, a cui difficilmente i fundraiser potranno sfuggire, secondo te come riusciremo a coniugare la dimensione relazionale, che è alla base del dono, con la smaterializzazione e virtualizzazione dei contatti ad opera del web?

Le relazioni non dipendono dalla strumento, ma da come comunichiamo. Certo la fisicità è un'altra cosa, ma le opportunità offerte dalla condivisione digitale sono incredibili. L'importante è riuscire ad emozionare e attivare. Se ci pensiamo, qualche anno fa, prima dell'avvento dei social, avremmo fatto il paragone tra la visita ad una comunità e un mailing cartaceo che ne racconta le attività e storie. Per questioni pratiche, soprattutto quando i numeri iniziano a crescere, non si può mantenere un contatto diretto con tutti, ma si può trovare il modo di rendere coinvolgenti e convincenti anche le comunicazioni non dal vivo. Sta a noi non dimenticarsi mai quello che facciamo e perché lo facciamo e conseguentemente trasmetterlo.

Tornando alla nostra professione, per un fundraiser che oggi vuole diventare un professionista della raccolta fondi, quale suggerimento ti sentiresti di dargli?

Fare volontariato in piccole organizzazioni, lavorare in grandi strutture e continuare a studiare, quello che ormai è disciplina, e a curiosare, tra quello che invece non lo è ancora, senza mai smettere. Vale per chi inizia, ma altrettanto per chi fa questo mestiere da anni.

Il fundraising e la professione dei fundraiser stanno vivendo un intenso momento di cambiamento e di crescita. Come ti immagini sarà la nostra professione fra 10 anni?

Non troppo diversa da oggi, spero. Con strumenti sempre migliori e tecniche sempre più affinate, magari con dei BOT che ci aiuteranno ad elaborare le grandi moli di dati che avremo a disposizione per fare analisi e strategie sempre più precise, ma poi quello che farà la differenza saranno sempre gli uomini e le donne che saranno capaci di trasmettere emozioni e creare relazioni, vere.

 

Grazie Fabio Salvatore. Ci vediamo il 21 ottobre al Fundraising Day

 

 

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