IFA

"Mai come in questo momento di restrizioni un premio come l’IFA - Italian Fundraising Award esprime il suo senso più profondo. Mostrare e premiare il valore del dono in tutte le sue forme, riconoscendo ancora una volta al settore nonprofit, che ne è depositario, il ruolo fondamentale e imprescindibile di coesione sociale che troppo spesso viene dato per scontatoIl premio IFA, in questi dieci anni, ha posto in evidenza i più significativi modelli di animus donandi nel suo duplice aspetto di chi lo esprime, il donatore, e di chi lo stimola, il fundraiser, contribuendo con l’esempio ad un contagio positivo volto ad estendere i confini di un mondo, quello del fundraising, sempre più intellegibile. Un mondo che ha saputo affrontare la pandemia da protagonista coinvolgimento nuovi donatori e sviluppando nuove forme di sostegno, grazie soprattutto al lavoro incessante dei fundraiser nella loro veste di promotori di valori, creatività, relazioni e cultura del dono.".
(Nicola Bedogni, Presidente ASSIF)

 Siamo giunti alla decima edizione. Dieci è un numero importante, ma ancora più importante continua ad essere il significato che ha -ogni anno- questo premio. Un significato che va oltre il premio stesso. L’Italian Fundraising Award è un riconoscimento che valorizza persone e storie capaci di trasmettere il valore e l’importanza dal dono, da chi questo dono lo effettua, i donatori, a chi questo dono lo promuove, col suo lavoro quotidiano e le sue competenze, i fundraiser. Entrambe le categorie sono unite da una visione comune: rendere il mondo un posto migliore.

Nei primi otto anni il premio è andato ogni anno a un fundraiser e un donatore (o famiglia) che si sono particolarmente distinti nel loro lavoro e impegno sociale nel cambiare le cose. Fino all’anno scorso, quel 2020 che ha stravolto il mondo. In un anno così sembrò giusto e bello assegnare il premio a tutta la categoria dei fundraiser e tutta la categoria dei donatori: tutti loro erano meritevoli, nel loro piccolo di ricevere l’Italian Fundraising Award 2020.

Quest’anno si riparte: un fundraiser e un donatore saranno premiati con un riconoscimento che valorizzerà la loro storia e il loro impatto sociale. Dopo la ricezione delle candidature (c’è tempo fino al 18 aprile) ci sarà spazio alle votazioni che vedranno - per la sola categoria fundraiser- la novità del voto popolare online, come quinto membro della giuria quindi. Chiunque potrà esprimere un voto. Oltre alla giuria popolare online, si esprimerà col proprio voto una giuria tecnico-scientifica composta dai due presidenti di ASSIF e Associazione Festival del Fundraising, cioè Nicola Bedogni e Stefano Malfatti e da altri due giurati nominati nelle persone di Niccolò Contucci (Direttore Generale in AIRC) e Lisa Orombelli (Direttore Raccolta Fondi e Sviluppo in Vidas). La giuria tecnico-scientifica avrà pieno voto invece per la categoria donatore.

Ma come detto, il premio va oltre il premio. È un modo per diffondere la cultura del dono, tramite storie di dono, donatori e fundraiser. Ancor di più in un momento ancora particolare e delicato per il terzo settore e il nostro paese.

CANDIDA IL FUNDRAISER 2021

CANDIDA IL DONATORE 2021

L’IFA arriva alla sua decima edizione in un momento del tutto particolare per la popolazione italiana e per il settore nonprofit.Forti della gratificazione del premio condiviso lo scorso anno, la categoria dei fundraiser, mai come in questo periodo, è stata ed è chiamata a costruire quel ponte tra lo slancio donativo e il bisogno moltiplicato dalla pandemia. È un ruolo scomodo sotto certi profili, ma carico di responsabilità in un momento in cui l’immediatezza della risposta va di pari passo con l’allargarsi delle necessità di supporto alle differenti mission. L’IFA suona quasi come un giusto intermezzo rigenerante, una riflessione condivisa sul ruolo e la forza di chi ha saputo garantire un costante coinvolgimento in una dinamica professionale fattasi ancor più complicata.
Non da meno è il valore che l’IFA riveste per la categoria dei donatori, per coloro che hanno saputo non solo "mettere mano al portafoglio" in momenti difficili, ma anche e soprattutto garantire dialogo, supporto, attenzione e ingaggio in un tempo in cui ogni relazione si è inevitabilmente dilatata o rinchiusa in perimetri non comuni.”
(Stefano Malfatti, Presidente Associazione Festival del Fundraising)

Assif Sofii

Nell’ambito delle attività di promozione del fundraising italiano anche in contesti internazionali e, allo stesso tempo, di diffusione di conoscenza tra i fundraiser operanti nei vari Paesi, siamo lieti di annunciare la definizione di una partnership con SOFII (The Showcase of fundraising, innovation and inspiration), la piattaforma internazionale che ha l’obiettivo di condividere contenuti, case history, spunti e approfondimenti sul fundraising e incoraggiare, in questo modo, l’ispirazione per colleghi e organizzazioni.

Nei prossimi giorni partirà una call con una opportunità molto interessante per chiunque, tra i soci, voglia essere parte di questo progetto di condivisione di contenuti dall’Italia verso l’estero e viceversa.
Siamo convinti che sia un ottimo modo per favorire la circolazione di idee e opportunità e il confronto tra colleghi provenienti da realtà differenti.

Stay tuned!

Testimonianza FIDO E.Torretta

Quando ASSIF mi ha chiesto di seguire un’associazione che non aveva mai fatto fundraising, attraverso un tutoraggio volontario nell’ambito del progetto “Insegniamo a pescare” rivolto alla preparazione della Campagna di Natale 2020, ho accetto volentieri perché l’idea di mettere a disposizione la mia esperienza come fundraiser e di confrontarmi con altre realtà mi piaceva molto.

Ho avuto così la possibilità di lavorare insieme ad una piccola realtà del Comasco: Sala d’Arme Stella Splendens. Il nome dell’associazione mi ha affascinato subito ma, dopo una breve ricerca sul web, l’unica cosa che avevo trovato era una pagina facebook. Quando ho chiamato per presentarmi, Mattia, il Presidente dell’Associazione Sportiva, mi ha poi spiegato esattamente di cosa si occupavano: scherma storica, erano schermidori. 

Durante la prima call con il presidente e due altri associati, abbiamo iniziato analizzando il progetto che era più che altro rivolto non tanto alla "buona causa" e al perché un donatore avrebbe dovuto sostenerla, quanto piuttosto alle "ricompense" previste per gli stessi donatori come ringraziamento (ad esempio una stampa su soggetto storico o una giornata di prova della loro specialità, qualcosa insomma di oneroso per un'associazione senza fondi!). Ho pensato quindi di provare a capire insieme chi potessero essere i potenziali donatori, come fare a trovarli, a coinvolgerli e a portarli dentro al progetto e qui che è emersa la criticità maggiore: l’Associazione è composta di otto soci che praticano la scherma storica e che tengono in piedi le attività pagando una quota associativa annuale. Ci sono poi una quindicina di ex allievi, che non sentono da un po’, manca un elenco di nominativi raccolti durante manifestazioni o fiere, o una lista di amici o di partner. Manca in altre parole una rete.

Nello stesso tempo emerge anche un altro problema, comune a molte organizzazioni piccole e poco strutturate, cioè la centralità del presidente, la sua "onnipresenza" senza la quale tutte quelle attività non sarebbero possibili e la difficoltà di trovare persone disposte a fare quello che è necessario anche dal punto di vista operativo: preparare foto, testi, lavorare sulla grafica ecc.

Non avendo una rete locale di contatti, suggerisco di approfondire la rete di follower su Instagram, perché la pagina è seguita da molte realtà affini, ma di dimensioni più grandi, che comunicano molto bene. Si potrebbe copiare da loro (fare almeno un po’ di benchmark!) e soprattutto contattarli in privato, per chiedere un supporto nella condivisione della campagna.

L’obiettivo economico per la prima Campagna di Natale dell’associazione era forse un po’ alto ma l’avvio era stato molto promettente: 230 € in pochi giorni soltanto con due donazioni (quella del presidente e di un amico caro). Al di là del raggiungimento dell'obiettivo economico, che in questo caso non c'è stato, io ho tratto da questa esperienza soprattutto conferme come fundraiser:

1) Prima di tutto che la programmazione e la comunicazione siano non solo indispensabili, ma debbano viaggiare in sinergia, e che senza di esse, non ha senso parlare di raccolta fondi
2) L’entusiasmo è un buon punto di partenza, ma non basta
3) Senza una rete non si riesce a fare nulla, perché, lo sappiamo tutti, il fundraising è prima di tutto relazioni.
4) Il crowdfunding funziona solo se c’è alla base una strategia di comunicazione ben pianificata e seguita quotidianamente
5) Il digitale può aiutare a farsi conoscere, ma anche in questo mondo, per raggiungere dei risultati bisogna osare ed essere creativi (nel chiedere, nel comunicare, nel contattare possibili nuovi partner o amici o sostenitori)
6) Fare raccolta fondi richiede tempo ed energie, pianificazione e idee chiare. I 280 euro racconti aiuteranno Stella Splendens ad acquistare qualche spada di prova e qualche paio di guanti, ma se vuole crescere deve impegnarsi a fare un passo in avanti, aprendosi al territorio, con progetti e idee creative e nuove.

Ciò che mi è piaciuto molto è stato mettere a disposizione la mia professionalità, dare suggerimenti, spronare a trovare idee nuove, riflettere sull’abc della raccolta fondi e contribuire a diffondere la cultura del dono. Ho avuto poi la possibilità di conoscere un mondo nuovo, affascinante e intriso di storia, rappresentato da tante piccole e grandi realtà in Italia e all’estero.

Ringrazio quindi ASSIF per l’opportunità e in particolare la vicepresidente Simona Biancu, per aver pensato a me!

Elena Torretta

Responsabile Comunicazione e Fundraising del Collegio Universitario Einaudi di Torino e socia ASSIF

Italian Giving Report 2020

Il 2021 si è aperto per i fundraiser con l’Italy Giving Report 2020, l’annuale analisi delle donazioni di Vita, arrivata alla sua sesta edizione. L’anno appena terminato ha sicuramente stravolto tutte le previsioni sull’andamento della raccolta fondi e dei trend di donazione, per questo i dati relativi all’anno appena trascorso sono di particolare importanza per indicare quali settori andranno strategicamente implementati, quali saranno gli strumenti da utilizzare per la raccolta del 2021 e come le ONP sapranno fare tesoro dell’esperienza del fundraising al tempo del Covid-19. Le Associazioni non hanno potuto fare raccolta fondi con gli strumenti consolidati (eventi di piazza, eventi benefici e sportivi, raccolte fondi a contatto col pubblico) ed hanno dovuto ripensare velocemente alle loro strategie di fundraising e relazione con il donatore implementando specificatamente i canali digitali.

Donazione in periodo di pandemia

Dall’indagine Italiani solidali di Doxa, emerge che il numero delle persone che hanno fatto almeno 1 donazione (sia ad associazioni che informali) scende per il secondo anno consecutivo, passando dal 45% al 36% (da 26% a 21% i donatori ad associazioni e da 41% a 33% i donatori informali). A controbilanciare questo calo, l’aumento delle donazioni medie, da 66 euro a 80 euro per chi dona alle associazioni e da 29 euro a 36 euro per le donazioni informali.

Sempre rispetto le donazioni erogate durante la pandemia, notiamo subito alcuni dati su cui è importante riflettere: la stima degli italiani che hanno donato tra marzo e aprile è compreso tra i 13 e i 15 milioni e per il 65% il Terzo settore è il soggetto che maggiormente ha contribuito al sostegno del Paese. Proprio per questo stupisce il fatto che, nonostante la “reputazione” delle ONG, Doxa ha rilevato che sono stati gli enti pubblici a ricevere la quota più importante di donazioni: 27% alla Protezione Civile, 19% agli Ospedali e 22% alle ONP (la quota restante è divisa tra il 19% da iniziative di crowdfunding e il 13% di iniziative di sostegno a medici ed infermieri).

La maggioranza delle donazioni ha avuto lo scopo di contribuire ad acquistare DPI e attrezzature per l’emergenza, così come ampiamente richiesto e pubblicizzato per tutto il primo periodo della pandemia, come se il donatore volesse in qualche modo rivolgersi direttamente al beneficiario, senza passare per l’intermediario (nella stessa prospettiva può essere interpretato il boom delle raccolte sulle piattaforme di crowdfunding da parte dei personal fundraiser). A causa di questa modalità donativa e nonostante l’aumento delle donazioni molte organizzazioni non profit hanno rilevato un drastico calo delle loro entrate e hanno dovuto rivedere progetti e modalità organizzative per adattare le loro attività all’emergenza in corso.

Sempre secondo la rilevazione Italiani Solidali di Doxa, alcuni settori più di altri hanno risentito del calo delle donazioni, che sono state destinate principalmente alle ONP che si occupano di ricerca e tematiche sanitarie, assistenza e povertà: il calo più significativo si rileva per le tematiche di tutela ambientale, degli animali e le donazioni per le “emergenze” meno recenti come il Terremoto. Una ONP su cinque ha dichiarato di avere le proprie entrate più che dimezzate al mese di agosto (fonte IID - Noi doniamo 2020).

785,55 milioni di euro è il valore totale delle donazioni in denaro, beni o servizi attivati per l’emergenza Coronavirus e mappati da Italia Non Profit con 975 iniziative e 722 donatori, 130 milioni di euro sono le erogazioni e raccolte da parte di Fondazioni Bancarie (fonte Acri – periodo marzo/agosto) mentre la raccolta da crowdfunding si attesta attorno ai 25 milioni di euro (di cui 17 circa provenienti da GoFundMe). Proprio l’esplosione di questa tipologia di raccolta fondi deve ancora una volta far riflettere il Terzo Settore sul suo ruolo e sul fenomeno sempre più evidente della “disintermediazione” tra donatore e beneficiario che di fatto elimina le organizzazioni dal classico processo di donazione. Per fare qualche esempio, dei 17 milioni donati attraverso GoFundMe, circa 8,5 sono suddivisi tra le prime 5 campagne, che hanno sostenuto rispettivamente l’Ospedale San Raffaele di Milano (4.493.000 euro), il Cesvi per l’Ospedale di Bergamo (1.500.000 euro), l’Ospedale Cotugno di Napoli (934.000 euro), la Fondazione Careggi e Fondazione Santa Maria Nuova Onlus (872.000 euro) e l’Andrea Bocelli Foundation (734.303 euro).

Come donano gli italiani?

Tradizionalmente il cuore dell’Italy Giving Report è rappresentato dalla stima di quanto donano gli italiani, dato che viene estrapolato dai dati stati forniti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze relativamente alle erogazioni liberali portate in detrazione o deduzione nelle dichiarazioni dei redditi, bilanciato da un coefficiente per considerare anche quelle non inserite.

Nel 2019, con riferimento alle donazioni effettuate nell’anno fiscale 2018, si è assistito a una ripresa dopo un anno di leggera flessione. L’ammontare totale risale a quota 5.528 miliardi di euro, contro i 5.320 dell’anno precedente (+3,9%).

Il 2019 è stato l’anno che ha visto il debutto nelle dichiarazioni dei redditi delle nuove agevolazioni fiscali introdotte dal Codice del Terzo Settore. È possibile notare uno spostamento verso le nuove aliquote, soprattutto per le donazioni più alte.

Tra i vari dati, da sottolineare il trend negativo che contraddistingue da diversi anni la raccolta tramite sms solidale che ha visto una contrazione nel 2019 del 9,5% (da 16,8 milioni di euro nel 2018 a 15,5 milioni di euro nel 2019).

Infine l’ultimo dato che possiamo analizzare riguarda l’Art Bonus ovvero il credito di imposta pari al 65% dell’importo donato per chi effettua erogazioni liberali a sostegno del patrimonio culturale pubblico italiano e che raggiunge dall’anno di entrata in vigore 500.345.210 milioni di euro raccolti da 18.393 mecenati (11.143 persone fisiche, 2.487 fondazioni bancarie ed altri enti non commerciali e 4.763 imprese).

Guarda la diretta Facebook di presentazione del report “Raccolte fondi, come ripartire”: https://www.facebook.com/31080577356/videos/207910667710872

Gaia Relucenti, socia ASSIF e componente del gruppo di lavoro sulla Ricerca

Elezione Biancu board EFA

Simona Biancu, vicepresidente e delegata all’internazionalizzazione di ASSIF – Associazione Italliana Fundraiser, e Siri Nodland, della Norwegian Fundraising Association, sono state nominate Board member di EFA – European Fundraising Association, come avevamo annunciato sulla nostra pagina Facebook. Da novembre scorso ASSIF ha così una rappresentanza diretta all’interno dell’Associazione Europea del Fundraising.

Crediamo sia una importante novità dal momento che questa elezione rappresenta una opportunità, in modo “circolare”, per il fundraising italiano: sia, cioè, una condivisione di best practice, appuntamenti, novità provenienti dal nostro Paese con i colleghi europei, ma anche una circolazione di spunti, riflessioni e opportunità provenienti dalle associazioni omologhe di altri Paesi che speriamo possano rivelarsi utili per tutti i/le fundraiser italiani/e.

EFA è, infatti, la rete delle associazioni che rappresentano la community dei fundraiser in tutta Europa. Nasce con l’obiettivo di supportare lo sviluppo del fundraising, disseminare cultura e best practice, condividere riflessioni e spunti utili a chiunque si occupi di fundraising e da qualunque punto dell’organizzazioni si guardi al tema. Produce una newsletter mensile che raccoglie contenuti e punti di vista autorevoli, promuove gli eventi dedicati al fundraising in tutta Europa, diffonde opportunità e news.

ASSIF è, ormai dal 2015, membro dell’associazione europea: il nostro impegno all’interno di EFA è consolidato e crediamo che sia più che mai cruciale “pensarci” in un’ottica europea come fundraiser e organizzazioni non profit, oltre che come cittadini.
Per questo motivo trovate, sia all’interno della newsletter di ASSIF che in quella di EFA, notizie, approfondimenti e appuntamenti utili a tutti i fundraiser.

“Fare rete è imprescindibile – lo è sempre stato, oggi lo è più che mai, a maggior ragione per chi fa un lavoro come quello del fundraiser, che richiede attenzione e cura e capacità di leggere i contesti, anche quelli internazionali. Sempre più spesso le organizzazioni nonprofit italiane lavorano ad un fundraising “across the borders”, con strategie integrate che coinvolgono donatori italiani e stranieri. Avere cognizione di quello che accada nel contesto europeo diventa quindi fondamentale per poter lavorare al meglio”, afferma Simona Biancu.

ASSIF è parte attiva di questo processo e crede profondamente in un percorso condiviso.

Per tutti gli approfondimenti vi invitiamo ad iscrivervi alla newsletter di EFA qui

Pietro Addis

Il progetto “Impariamo a pescare”, promosso dalla Fondazione Italia per il Dono, ha visto ASSIF (Associazione Italiana Fundraiser) protagonista non solo nel patrocinio riservato all’iniziativa, ma anche nel coinvolgimento di fundraiser esperti che hanno prestato il loro tempo e le loro competenze, per sviluppare una Campagna di Natale, ad associazioni che non avevano mai fatto fundraising.

Pietro Addis è stato fra i 28 soci ad aver risposto alla call, “spinto dalla voglia e dalla possibilità di creare connessioni e scambi, di avere un impatto significativo e (forse) contribuire a fare la differenza per una piccola associazione in difficoltà”.

Ecco la sua testimonianza: “Mi occupo di formazione in tema di fundraising per i volontari della Croce Rossa Italiana da quattro anni e mi sono chiesto: sarò realmente in grado di trovare la giusta dimensione comunicativa per parlare con dei colleghi? Poi ho ricevuto la chiamata di una piccola associazione di Modena. La mission di Samudra Insieme Onlus mi sembrava molto delicata e spinosa: assistenza alle famiglie con componenti in stato vegetativo o post comatoso grave.

Il primo step è stato quello di cercare quante più informazioni possibili sull’associazione: ho iniziato con il sito web su cui ho trovato dati e informazioni utili, ma mancava qualcosa. Mancavano le persone, le emozioni, il dolore dei familiari delle persone malate e l’impegno dei volontari per le famiglie smarrite e abbandonate? Quando abbiamo iniziato a confrontarci sui testi e i contenuti per la campagna di Natale i tempi erano molto stretti e quindi abbiamo pensato subito ad un progetto replicabile anche in futuro con un timing che permettesse alle colleghe di fare un buon lavoro senza necessariamente una scadenza davanti (seppur sappiamo bene quanto noi fundraiser “camminiamo sempre sul filo del rasoio”!).

Alla fine, dopo aver progettato la Campagna di Natale, abbiamo anche avuto modo e tempo di costruire un database semplice ma efficace, mettere mano al sito e ai social, senza tralasciare l’attività di donor care e il linguaggio da usare con i donatori. L’empatia è stata il fil rouge di ogni tassello del mosaico che insieme abbiamo creato: il nostro obiettivo è stato dare calore al racconto della mission, dare un nome e una voce alle persone attraverso lo storytelling dei beneficiari e dei donatori, aprendo così quel canale emozionale che permettesse alle persone esterne o lontane da simili drammi di capire le difficoltà pratiche ed emotive, la sofferenza di queste persone.

La mia più grande soddisfazione è stata quella di sentire che potevamo fare qualcosa insieme, che le domande che ci ponevano erano giuste e che stavamo mettendo veramente le basi per implementare il fundraising di breve, medio e lungo periodo, funzionale allo sviluppo di questa Associazione.

Ho imparato molto da questa esperienza: ho riscoperto la gioia del dono e della condivisione e ho interagito con persone cariche di umanità, professionalità e spessore. Sono convinto che sia proprio questo il senso più profondo del nostro lavoro, dei fundraiser professionisti: generare una serie di azioni e di reazioni che come un effetto domino, spinte dalla passione dei protagonisti, creino effetti “a caduta” che, al loro passaggio, lasciano sempre qualcosa di buono. È come la pentola colma di monete d’oro alla fine dell’arcobaleno: non riesci a vederla, ma sai che all’estremo opposto di quel ponte di colori qualcuno troverà un giorno migliore. Sentirsi parte di questo meccanismo del cuore e dell’anima: il premio più grande.

Grazie ad ASSIF per avermi permesso di riscoprire tutto questo!

Pietro Addis, Fundraiser Officer di Croce Rossa Italiana e socio ASSIF

Giornata mondiale del volontarito Lugli

Quando ho ricevuto l’invito di ASSIF a scrivere i miei “pensierini” sulla giornata mondiale del volontariato, oltre ad essere stata molto contenta, mi sono venute in mente due cose in particolare.

La prima è che nelle nostre organizzazioni celebriamo troppo poco e non lo dico solo perché mi piace stare in compagnia e mi piacciono le bollecine! Lo dico proprio perché lo constato frequentando molte organizzazioni in giro per l’Italia e ancor più vale anche in questo periodo in cui zoomiamo più che viaggiare. Si dovrebbe celebrare molto di più e per molti più motivi: non solo per valorizzare il lavoro dei preziosissimi volontari, ma anche per i dipendenti, i beneficiari e gli utenti, per i risultati raggiunti e anche quelli non raggiunti, per gli inevitabili fallimenti che fanno crescere e rappresentano sempre lezioni da cui apprendere. Siamo quello che impariamo e ogni evoluzione dovrebbe essere manifestata e condivisa.

Anche perché operiamo quotidianamente per cercare di migliorare il mondo insieme agli altri e se non ci prendiamo il giusto tempo per condividere e celebrare, a volte anche confortarci, ma che vita è? Soprattutto, ma non solo, nei momenti più bui e difficili è importante trovare uno spazio per ricaricare le energie per andare avanti e dovrebbe essere auspicabile non isolarsi, ma continuare ad essere aperti di fronte agli altri, con le nostre fragilità, poiché le loro restituzioni ci aiutano a capire meglio come reagire.

Anzi, vi dirò di più buttando l’occhio all’etimologia della parola “celebrare” ho scoperto che deriva dal latino celeber-bris (mi perdonino i latinisti, ho sempre avuto le mie difficoltà al liceo, ma non mi arrendo, mi piace troppo) che significa “frequentato…dall’ingegno umano, famoso, popolato” ma è perfetto! Non desideriamo forse che le nostre organizzazioni siano sempre più popolate, sempre più frequentate, che anche gli argomenti più difficili, i bisogni più nascosti diventino noti affinchè tutti possano attivarsi per dare una mano, ognuno in relazione alle proprie possibilità?

Il secondo pensiero è in linea con il primo, anzi prende proprio lo spunto ed è sicuramente un po’ più doveroso considerata la ragione per cui scrivo proprio in questo momento dell’anno ed è sul come è nata questa ricorrenza del 5 di dicembre (mese tra l’altro ricco di avvenimenti fra cui il mio compleanno). Questa ricorrenza esiste dal 1985 ed è stata individuata proprio per riconoscere il lavoro, il tempo e le capacità dei volontari in tutto il mondo.

E quanto di questo abbiamo da riconoscere in Italia? Ecco qui un paio di esempi. Ricordate nel momento dell’emergenza quali sono state le cose che hanno retto al disastro pandemico: la solidarietà e il sacrificio. E poi, i numeri del volontariato nel nostro Paese sono un altro esempio: sono quasi 7 milioni gli italiani che fanno volontariato, quasi il 13% della popolazione attiva, questi donano in media di 20 ore al mese per un totale di 1,3 miliardi di ore totali all’anno, pensiamo a quanto questo impatta positivamente sulla vita di moltissime persone, oltre che dei volontari stessi. Se poi allarghiamo ancora il giro e consideriamo non solo il volontariato come dono di tempo, ma riflettiamo del valore complessivo prodotto dagli enti del Terzo Settore, solo con il dato dell’amministrato ci rendiamo conto che superiamo gli 80 miliardi di euro, quasi al pari del settore della logistica!! Credo proprio che ci sia da star contenti, e quindi, testa bassa e avanti tutta, con coraggio e determinazione!

Cari colleghi e colleghe, amici e volontari concludo questo mio breve intervento con un video che trovo davvero molto simpatico, che mi ha fatto conoscere un’amica e collega (e volontaria), e che ci ricorda che alla fine o all’inizio …basta un mercatino...per essere contagiati!

GUARDA IL VIDEO 

Fundraiser per passìone (vol.5) -> SCARICA IL TESTO O RICEVI LA COPIA CARTACEA

Laura Lugli, socia ASSIF, Consulente e formatore di fundraising e people raising

Foto Lugli

Assif Job4good EFA Skills Share

 In occasione dell’edizione 2020 di EFA Fundraising Tour, la vicepresidente e delegata all’internazionalizzazione Simona Biancu e il co-fondatore di Job4Good Diego Maria Ierna hanno presentato la case history “The Italian Fundraising Task Force for Hospitals during Covid-19”.
Più di 70 fundraisers collegati da tutta Europa e anche oltre, hanno condiviso una intera mattina di sessioni di confronto sulle attività e strategie di fundraising organizzate in questo atipico e difficile 2020. La presentazione a due voci è stata l’occasione per ripercorrere l’iniziativa, lanciata lo scorso marzo, in pieno lockdown nazionale, da Job4Good con il patrocinio di ASSIF, a supporto delle raccolte fondi degli ospedali italiani.

Trenta fundraisers e dieci comunicatori hanno lavorato pro bono offrendo la propria expertise agli ospedali che, a partire da una scarsa o totalmente assente unità di fundraising interno, avevano la necessità di gestire il processo di donazione, incamerare i fondi, rendicontare dal punto di vista dell’accountability quanto raccolto e come è stata gestita la spesa. Quest’ultimo punto vedrà un ulteriore approfondimento nel follow up del progetto, nei mesi futuri.
ASSIF ha deciso di essere al fianco di Job4Good mettendo a disposizione la propria rete di contatti con i fundraiser sui territori, la capacità di comunicare l’iniziativa e rilanciarla sulle pagine social nazionali e territoriali.

Averla condivisa come best practice ha suscitato molto interesse dai colleghi stranieri ed è sicuramente motivo di orgoglio e soddisfazione che, come associazione, vogliamo condividere con Job4Good, con tutti i fundraisers e i comunicatori che hanno messo a disposizione il loro impegno volontario, con chiunque ha contribuito a rilanciare e promuovere l’iniziativa.

Assif Job4good EFA Skills Share1

“Mi accade spesso, da parecchi anni, di presentare iniziative, case history, tenere lezioni fuori dall’Italia.” – afferma la vicepresidente Simona Biancu. “É sempre un’esperienza interessante, che contribuisce ad allargare le prospettive, a condividere iniziative, ad imparare dal confronto con gli altri – colleghi e non. Questa volta era un po’ diversa dalle altre, in primo luogo perché avrei parlato a colleghi e il punto non era tanto che fossero stranieri quanto, più precisamente, che fossero persone che, come me, professionalmente vivono la promozione la cultura del dono e il lavoro concreto sul campo come sfide quotidiane; e poi perché avrei raccontato una iniziativa che ha coinvolto tutto il nostro Paese, ed è sempre una bella responsabilità quella di presentare in maniera corretta un lavoro che, personalmente, ho apprezzato moltissimo, e che ha prodotto un risultato che – lasciatemi dire – forse sarebbe stato impensabile senza un’emergenza come quella che abbiamo vissuto, che ci ha riguardato e coinvolto da vicino e che ci vede ancora alle prese con un periodo difficile dal punto di vista psicologico, logistico, a volte anche fisico.

Presentare questa case history così “vicina” insieme a Diego è stata una bella opportunità di lavorare insieme, confrontare i punti di vista, allineare parole e struttura ad un pubblico che spesso parla un linguaggio differente.
E leggere le reazioni in chat subito dopo, o sui social nei giorni successivi, è stata davvero una soddisfazione perché quello che volevamo era che si parlasse dell’iniziativa e, soprattutto, dei fundraiser italiani e di come – chi mi conosce sa che è uno dei mantra del mio quotidiano professionale e non solo – questo lavoro non sia solo una professione ma, in maniera ben più profonda, un modo di vivere, un insieme di valori che determinano anche una professionale ma che sono il nucleo e non un’aggiunta, una passione che, in un momento critico come quello che abbiamo vissuto la scorsa primavera, induce un gruppo di volontari a spendersi per una causa mettendosi a disposizione.

É emozionante, anche mentre lo scrivo, ripensare a quanta generosità mi accada di vedere tutti i giorni. Nonostante non sia sempre facile. O forse proprio perché non lo è l’andare verso l’altro rappresenta una boccata di aria fresca di cui abbiamo tutti bisogno.

Quello che è stato particolarmente interessante, nel confronto a più voci, è stato l’interrogativo che, in questi mesi, fa da sfondo al quotidiano professionale e riguarda il modo in cui stiamo affrontando la pandemia dal punto di vista delle strategie di fundraising e in che modo il mondo come lo conoscevamo cambierà e, di conseguenza, in che modo dovremo adattare strategie, piani, modo di pensare, strumenti.
Non c’è una modalità unica, o un giusto e uno sbagliato a priori. E’ evidente che la cultura nazionale del Terzo Settore, l’organizzazione e le organizzazioni, la professionalizzazione del settore nonprofit, determineranno queste risposte. E, indubbiamente, l’essere un sistema, piuttosto che tante monadi che viaggiano separate, agevolerà lo sviluppo e la sostenibilità complessiva.”

Tavolo ricerca

Il 2020 verrà ricordato come uno anno estremamente difficile e complesso, l'incertezza generata dal COVID19 ha fatto emergere quanto sia importante avere a disposizioni informazioni, dati, strumenti di analisi univoci per comprendere meglio la realtà e i cambiamenti all'interno della nostra società.

Per chi si occupa di raccolta fondi, oggi più che mai, poter contare su indagini e ricerche in grado di fotografare nel dettaglio i comportamenti dei donatori e le trasformazioni del settore non profit, risulta fondamentale per fronteggiare le sfide presenti ed affrontare con maggiore incisività ed efficacia il futuro del fundraising.

In Italia gli istituti e le realtà attive sono molteplici e numerose le ricerche prodotte ogni anno. Mettendole però a confronto emerge una criticità di fondo: la difficoltà di poterle leggere in modo trasversale. Per questo motivo negli anni ci siamo fatti promotori di un primo tentativo di mettere al tavolo gli attori del mondo della ricerca per avviare un dialogo condiviso. A piccoli passi, nel 2018, durante l’ASSIF Day, sono state gettate le basi affinché questo progetto potesse prendere vita in modo più strutturato e continuativo.

Ascoltando e accogliendo le numerose sollecitazioni e richieste provenienti dai professionisti della raccolta fondi, destinatari principali di queste indagini in quanto attori in prima linea per cogliere le evidenze e trasformarle in azioni concrete da cui dipende la sostenibilità degli enti e soprattutto la capacità di fronteggiare i vari bisogni sociali, abbiamo deciso di compiere un ulteriore passo in avanti riportante l’attenzione sull’urgenza e l’importanza di dare vita e forza a questo importante strumento di confronto. L’obiettivo è di far dialogare assieme le principali realtà in ambito di ricerca al fine di indirizzare le energie verso una direzione condivisa.

Da qualche mese, proprio per dare maggior spinta a questo progetto, è nato all’interno di ASSIF un gruppo operativo composto da soci che hanno deciso di donare e mettere a disposizione il proprio tempo per raggiungere questo traguardo ambizioso.

Gli obiettivi che il gruppo di lavoro si è in una questa prima fase con il Tavolo della Ricerca sono:

1. stabilire un vocabolario condiviso in modo da sapere con precisione cosa il singolo dato stia misurando
2. indentificare 2-3 domande di ricerca comuni, che esprimono i reali bisogni quotidiani dei fundraiser, da inserire all’interno delle varie indagini
3. trovare delle modalità di condivisione in cui fornire delle chiavi interpretative delle singole indagini in modo da renderle confrontabili tra loro.

Per allargare più possibile il tavolo, è stata lanciata una call pubblica e aperta a tutte le realtà che si occupano di ricerca e che vogliano partecipare a questo tavolo.

Per aderire è sufficiente segnalare la propria disponibilità al consigliere Davide Moro (d.moro@assif.it) entro la fine di novembre.

Tanti auguri

Il 28 ottobre 2020 ASSIF ha compiuto 20 anni!

Partita nel 2000 con solo 20 soci oggi ASSIF riunisce oltre 350 soci, che contribuiscono a raccogliere oltre 586.092.287 di euro all’anno e entrano in relazione con più di 6.531.706 milioni di donatori.

È un momento importante come sottolinea il presidente, Nicola Bedogni:

"Così come una goccia d'acqua da sola è solo una goccia, ma migliaia di gocce formano un'onda di tsunami, un fundraiser da solo non può nulla, ma migliaia di fundraiser sotto un cappello comune possono fare una rivoluzione culturale, economica, sociale, civica unica e importante per la società italiana contemporanea” -

Nel corso di questi vent’anni ASSIF si è adoperata per rappresentare tutti coloro che mettono la loro professionalità a servizio delle cause sociali per farle crescere attraverso attività di raccolta fondi, impegnandosi per i diritti dei fundraiser come ad esempio la questione dell’aumento delle tariffe postali, il riconoscimento della figura del fundraiser nella Riforma del Terzo Settore, la rappresentanza a livello europeo all’interno di EFA, European Fundraising Association.

Diffondere cultura e conoscenza del fundraising in Italia è la missione che da sempre continua a contraddistinguere ogni attività di ASSIF verso i propri soci e gli stakeholder, ed è da qui che nascono sia le sinergie con le scuole di formazione, gli istituti di ricerca e certi ordini professionali, sia gli eventi di approfondimento tematico e sensibilizzazione organizzati ogni anno, sia la volontà di pubblicare anche un fumetto “Giulia in Fundraisers Land”, uscito nel 2019 per la Giornata del Dono, per spiegare ai giovani la professione del fundraiser e offrire loro maggiore consapevolezza verso chi si occupa di raccolta fondi.

In questo 2020 così complesso sotto tantissimi punti di vista l’attività di ASSIF non si è certo fermata: l’associazione ha lavorato per essere un punto di riferimento non soltanto per il mondo della raccolta fondi ma anche per tutti i donatori italiani, ne sono testimonianza l’attività di lobby svolta per consentire a tutti gli enti non profit di ricevere i proventi del 5xmille del 2018 e del 2019 dando respiro alle organizzazioni in affanno per il Coronavirus, i quaderni di ASSIF con il report di analisi dei dati sul 5 xmille dal 2006 al 2018, e ancora l’impegno durante l’emergenza pandemica di marzo per promuovere e diffondere una cultura etica e trasparente del fundraising, sia a fianco di Italia non profit per offrire all’Italia dei donatori tutte le campagne di fundraising validate direttamente dagli ospedali, sia attraverso il patrocinio all’iniziativa Fundraiser per gli Ospedali in Emergenza Covid-19 di Job4Good per sostenere una prima task force di fundraiser a disposizione, completamente probono, degli Ospedali pubblici per affiancarli in una gestione corretta e ottimale delle proprie campagne di raccolta fondi.

Da venti anni ASSIF e i soci che ne fanno parte stanno rivoluzionando la società italiana e oggi abbiamo una grande opportunità e una grande responsabilità, come evidenzia  Luciano Zanin, ex presidente dell’associazione: “esercitare il ruolo di professionisti che creano le condizioni per soddisfare i bisogni di tutti, donatori, beneficiari, enti del Terzi settore e comunità stesse, e questo lo possiamo fare solo se anche noi stiamo insieme”.

Continuiamo insieme a “costruire il futuro” e festeggiare con grande orgoglio i prossimi dieci anni come oggi festeggiamo i nostri venti!

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