Il 5xMille, il 2xMille e l’8xMille sono tutti strumenti di sussidiarietà fiscale e rappresentano per il mondo del Terzo settore un’importante fonte nel mix della sostenibilità finanziaria.

A differenza di molti altri strumenti, di questi abbiamo a disposizione moltissimi dati che ne permettono un’analisi molto dettagliata e approfondita. Purtroppo, l’Agenzia delle Entrate li mette a disposizione in formato pdf, in particolare il 5xMille, rendendo estremamente difficoltosa questa attività. Per questo motivo, da alcuni anni ci stiamo impegnando per rendere disponibili questi dati ai nostri associati in formato excel e per tutte le persone interessate uno strumento online per esplorare in profondità tutti i dati.

 

 5xMille 2020 


L’anno fiscale 2020 è stato un anno particolare dal punto di vista della destinazione del 5xMille. Sicuramente i cambiamenti e le restrizioni dovuti al periodo pandemico hanno inciso sulla scelta degli italiani di destinare il proprio 5xmille.

Le tre principali evidenze che emergono dall’analisi dei dati sono:

  1. superamento del tetto previsto dalla legge: anche nel 2020 l’ammontare complessivo del 5x1000 indicato dai contribuenti è stato superiore al tetto, fissato per legge a 520 milioni di euro, arrivando a 523 milioni di euro;
  2. calo delle scelte espresse: si è registrato un preoccupante calo delle scelte espresse (-500 mila), probabilmente a causa delle difficoltà generate dalla pandemia e/o dai cambiamenti nelle modalità di dichiarazione attuati a livello fiscale. Il calo è stato compensato solo in parte da un aumento delle scelte generiche (+153 mila);
  3.  redistribuzione importi sotto i 100€: per la prima volta si attiva il meccanismo di redistribuzione all’interno dello stesso comparto (solo per Volontariato, Sport, Ricerca Scientifica e Sanitaria) degli importi inferiori a 100€, introdotto dal nuovo quadro normativo introdotto dalla Riforma del Terzo settore. 4.156 enti non hanno superato la soglia, per un importo complessivo di poco più di 205 mila euro.

» Osservatorio interattivo online dati 5xMille 2020 

» Quaderno-appendice “Analisi dati 2020” (esclusivo per i soci) 

» Lista beneficiari 5xMille 2020 in formato excel (esclusivo per i soci) 

» Registrazione webinar di presentazione dell’analisi dei dati (esclusivo per i soci) 

 

 5xMille 2019 


L’anno fiscale 2019 beneficia dell’innalzamento a 510 milioni di euro del tetto, ormai insufficienti per soddisfare l’intero ammontare destinato. Nonostante ciò, l’ulteriore tetto è stato superato di 23 milioni, generando la destinazione potenziale del 5xMille più alta di sempre.

Le tre principali evidenze che emergono dai dati del 5xMille 2019 sono:

  1. incremento generalizzato importi: l’incremento degli importi non deve essere associato esclusivamente a una buona campagna, ma per effetto dell’innalzamento del tetto, mediamente gli enti hanno beneficiato di un incremento “fisiologico” del 2%;
  2. mancato investimento di molti enti: più di 3.000 enti non hanno ricevuto neanche una firma (neanche quella del loro Presidente), quasi 4.000 enti del comparto volontariato non avevano comunicato le coordinate bancarie per l’accredito degli importi (per un controvalore di 4 milioni di euro) e 40 mila enti (oltre il 50%) non ha superato le 50 firme;
  3. caso aree protette: per il secondo anno si dimostra essere d’appeal con quasi 11 mila firme generiche a fronte di solo 220 scelte con codice fiscale, generando un incredibile valore di redistribuzione dell’inoptato pari a 1.348 euro per ogni firma con codice fiscale (per il volontariato tale valore è di 1,44 euro).

» Osservatorio interattivo online dati 5xMille 2019 

» Quaderno-appendice “Analisi dati 2019” (esclusivo per i soci) 

» Lista beneficiari 5xMille 2019 in formato excel (esclusivo per i soci)

 

 5xMille 2018


Le tre principali evidenze che emergono dai dati del 5xMille 2018 sono:

  1. superamento del tetto previsto dalla legge: anche nel 2018 l’ammontare complessivo del 5xMille indicato dai contribuenti è stato superiore al tetto, fissato per legge a 500 milioni di euro, arrivando a 513 milioni di euro;
  2. stabili le firme ma crescono gli enti: le firme espresse e quelle generiche rimangono praticamente stabili rispetto quelle del 2017, mentre cresce il numero di enti iscritti (+4%);
  3. introduzione del comparto dei gestori delle aree protette: se da un lato ha stimolato pochissime firme con codice fiscale del beneficiario (148), sono stati ben 8.440 quelle generiche che hanno generato una quota di riparto dell’inoptato altissima, 1.606,70 euro per ogni firma con codice fiscale.

» Quaderno-appendice “Analisi dati 2018” (esclusivo per i soci) 

» Lista beneficiari 5xMille 2018 in formato excel (esclusivo per i soci) 

» Registrazione webinar di presentazione dell’analisi dei dati (esclusivo per i soci) 

 

 5xMille 2016-2018 


Nell’area riservata ai soci è disponibile il primo quaderno di ASSIF “I dati del 5x1000. Report 2006-2018” (pdf interattivo) contenente l’analisi di tutti gli anni del 5x1000, dal 2006 al 2018, con focus specifici per singoli comparti.

» Quaderno “Analisi dati 2006-2018” (esclusivo per i soci) 

 

Kids2

Qualche anno fa ho seguito un corso base sul fundraising a Bertinoro: i docenti ci sollecitarono ad organizzarci per promuovere, come studenti, la cultura del dono ed è così che è nata l’idea di KidsRaiser. Sono una mamma di due bambini, Giuseppe e Benedetta, e proprio insieme a loro ho cercato di mettere in pratica quello che avevo imparato. Loro sono stati il mio primo Cda!

KidsRaiser nasce infatti dalla consapevolezza che i bambini di oggi saranno gli adulti di domani, sono loro i custodi del futuro che dovrebbero, a mio modo di vedere, sperimentare la magia del dono. KidsRaiser non è solo un progetto ma un’esperienza che offre alle bambine e ai bambini l’opportunità di sperimentare e vivere la cultura del dono a partire dalla realizzazione una campagna di fundraising.

Ho pensato così di portare questa esperienza nelle scuole, iniziando da quella dove insegnavo, la scuola elementare San Domenico Savio, gestita dalla Fondazione Giovanni Paolo I, e alla Big Picture Learning Italia – Scuola HNK di Biella.

KidsRaiser si sviluppa in 25 ore di didattica in modo multidisciplinare coinvolgendo tutte le materie e introducendo l’intelligenza emotiva e il pubblic speaking come strumenti per applicare in modo giusto cuore, cervello, condivisione, conoscenza, competenza, creatività e coraggio. Qui si affrontano temi diversi, come i 17 obiettivi di sviluppo delle Nazioni Unite, quello dell’economia finanziaria in modo da capire l’importanza del denaro non come fine a se stesso ma come strumento per realizzare il bene di tutti ( “L’economia rende un servizio al bene comune solo se legata all’etica”, dice Papa Francesco).

I KidsRaiser diventano così protagonisti delle loro azioni, si trasformano nel CDA della loro classe che diventa impresa sociale per realizzare il dono per altri studenti, fortificando e vivendo il significato che la scuola bene di tutti non è solo un luogo di passaggio ma il luogo dove imparano a diventare adulti. Imparano inoltre a risolvere problemi, lavorare in gruppo, a sperimentare la leadership, a prendere decisioni, a sviluppare capacità strategiche e molto altro.

Sono felice che loro abbiano vinto l'Italian Fundraising Award 2021 e voglio ringraziare di cuore alcuni docenti che mi sono stati accanto in questo percorso, Marianna Martinoni, Cristina Delicato, Fabio Salvatore, e poi Stefania Nicolli preside del San Domenico Savio e del San Pio X e Valentino Magliaro di Humans to Humans, Ambassador del progetto. Un ringraziamento particolare anche ASSIF - Associazione Italiana Fundraiser per aver creduto sin da subito in questo progetto e averlo patrocinato. Sono contenta perché ad ottobre prossimo presenterò KidsRaiser a Didacta, fiera nazionale del mondo scuola a Firenze.

Mi auguro che KidsRaiser diventi best practice nel mondo scuola come progetto di educazione civica, attraverso la collaborazione con enti di formazione del settore, Universitaria e il MIUR.

Francesca Matterazzo, maestra, fundraiser e socia ASSIF

Kids1

 

KidsRaiser

La decima edizione del premio IFA (Italian Fundraising Award) 2021, realizzato da ASSIF in collaborazione con il Festival del Fundraising, ha premiato come vincitori delle due categorie, fundraiser dell’anno e donatore dell’anno, Giancarla Piancione, Marketing and Fundraising Director di Save The Children Italia, e la classe di bambini del San Domenico Savio di Mira (Ve). Da una parte quindi una professionista dalla grandissima esperienza, competenza e disponibilità nella condivisione a colleghi e futuri fundraiser, dall’altra un gruppo di bambini di una quarta elementare che hanno scelto di fare un dono ai bambini della futura classe prima della loro scuola, e con la loro storia di dono hanno saputo emozionare il cuore di l’ha conosciuta.

Giancarla Pancione  vincitrice dell’Italian Fundraising Award 2021 “categoria fundraiser” ha oltre vent’anni di esperienza nel settore, anche a livello internazionale. Giancarla Pancione ha contribuito in maniera decisiva alla crescita esponenziale di Save The Children, portando strumenti innovativi quali Face To Face e DRTV, nonché una grandissima esperienza sul Direct Marketing. Ha guidato il suo team verso scelte strategiche ben fatte, anche in periodi difficili quale è stato l’ultimo anno e mezzo caratterizzato dalla pandemia. È uno dei punti di riferimento della professione del fundraiser in Italia, anche per la voglia di condividere con generosità esperienze, dati e confronti con i colleghi e in occasioni di formazione per nuovi fundraiser.

Per la “categoria donatore” dell’Italian Fundraising Award 2021 invece il premio è andato a una classe di bambini della Scuola San Domenico Savio, a Oriago di Mira (Venezia). I bambini hanno partecipato al Progetto Kidsraiser, promosso da Francesca Matterazzo, fundraiser, maestra e socia ASSIF.  Insieme hanno individuato un bisogno concreto, scelto il dono che avrebbero voluto lasciare ai bambini che sarebbero arrivati dopo di loro a scuola e lavorato in team per sette mesi per raggiungere l’obiettivo di donare banchi regolabili ai futuri alunni della scuola. Sono diventati veri promotori del dono diventando Kidsraiser e ambasciatori del motto “il dono libera tutti”. Sapere di bambini che donano per far felici altri bambini è una cosa che a dir poco emoziona, scalda il cuore, e da parte di ASSIF siamo felici di aver a suo tempo patrocinato il progetto.

Complimenti a Giancarla e al suo team e complimenti ai Kidraiser e alle loro insegnanti! E grazie anche a tutte le persone che ogni anno fanno sì che storie come queste diventino grandi.

Giancarla Pancione

Assif Giulierini trascrizione

Il 20 maggio scorso alle 18:00 in diretta sulla pagina facebook di ASSIF è stato trasmesso il primo evento di una serie dal titolo “I dialoghi col Direttore”.

Per questo primo evento, ideato da Assif Campania e realizzato in collaborazione col Tavolo per il fundraising culturale, il nostro ospite è stato Paolo Giulierini, Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli – MANN.

SPEECH DI PAOLO GIULIERINI:

La mia opera all’interno del MANN è andata sostanzialmente in due direzioni. Una interna di riorganizzazione che ha previsto un piano strategico-scientifico che prevedeva innanzitutto la riapertura di tutte le collezioni e l’apertura di nuove collezioni da completare entro la fine del doppio mandato (2023) quando avremo ben 20.000 m2 di superficie espositiva.

A questo si è aggiunta l’organizzazione dei servizi come la caffetteria (già operante) ed il ristorante che sarà messo a bando nel 2022.

Inoltre c’era la necessità di dare efficacia alla spesa dei fondi europei, con cui è stato aperto il braccio nuovo del MANN, dove sono presenti i laboratori di restauro, la sezione didattica ed un auditorium da 300 posti.

Infatti un museo non può avere solo collezioni ma deve avere anche luoghi di pausa, servizi, aree verdi (riapertura di 2 giardini, più il terzo in ristrutturazione).

Tutto questo perché per essere credibili all’esterno bisogna agire bene internamente, come ad esempio sulla spesa dei fondi.

Per comunicare tutto questo all’esterno abbiamo provveduto all’elaborazione di due pian strategici (2016-2019 e 2020-2023), rendicontati annualmente attraverso gli annual report per monitorare e censire quanto fatto, alla stregua di una grande azienda o di un museo internazionale. Questo è un atto di trasparenza verso la cittadinanza.

Il secondo grande obiettivo è stato quello di costruire una massa critica di relazioni culturali e sociali con la città di Napoli, con l’Italia, con l’estero. Ovvero il museo non come una torre d’avorio nella quale conservare la bellezza ma piuttosto come un’agorà da cui la bellezza esce fuori assicurandosi che il contesto intorno abbia le condizioni per poter partecipare a questa bellezza. La bellezza salverà il mondo solo se il mondo è in grado di percepirla e la bellezza consiste anche nel mettere tutti in condizioni di fruirne.

Il MANN avrebbe perso la sfida se si fosse interessato solo di collezioni, senza guardare a quei quartieri di cui il museo è cerniera, ovvero la Sanità e Forcella. In questo senso abbiamo sentito la necessità di essere un soggetto permeabile. Questo processo di apertura si completerà col fatto che l’atrio del MANN, la caffetteria e i giardini saranno spazi fruibili gratuitamente a prescindere dalle collezioni e dal biglietto. Quando tutto andrà a compimento l’abbonamento annuale al MANN oscillerà tra i 15 e i 20 euro per cui le persone potranno venire al museo quando lo vorranno.

Se la visione è far antecedere l’elemento sociale a quello culturale e fare della connessione il cavallo di battaglia, allora ha senso iniziare a parlare di “quartieri della cultura”. Ovvero la visione è quella di considerare Napoli non solo divisa in municipalità (secondo una dimensione amministrativa) ma anche in quartieri della cultura, all’interno dei quali c’è un grande attrattore (es. il MANN, Capodimonte, ecc.) che innesca un dialogo con tutto quello che gravita intorno.

Il MANN dialoga con il Comune, da cui l’accordo per dare in concessione al Museo spazi nella Galleria Principe; con la Regione, da cui l’accordo per avere spazi dell’Istituto Colosimo a nord del museo e poter usufruire del suo giardino; con le università per progetti di ricerca; con circa 35 siti culturali extra MANN tra cui molti gestiti da cooperative di giovani (come le Catacombe); con circa 50 “negozi amici” (numero in crescita) nell’intorno del museo; con le aziende attraverso l’istituzione dell’Advisory board; con i grandi musei del mondo.

Inoltre abbiamo provato, attraverso cartoon, il film, i fumetti, a raccontare il MANN in metropolitana, nei negozi, in aeroporto, ecc. (progetto OBVIA).

L’ultima sfida è quella digitale; la comunità digitale non va sottovalutata. Ad esempio il videogame Father & Son è stato tradotto in 10 lingue e scaricato da oltre 5.000.000 di utenti nel mondo. La sua versione nuova sarà disponibile con un piccolo contributo, così da avere una forma di finanziamento globale a supporto del museo.

Inoltre abbiamo stretto accordi con America, Europa, Giappone e Cina per l’utilizzo del marchio MANN e la produzione di merchandising a marchio MANN con due vincoli: il primo è che non si debba imitare pedissequamente ma piuttosto rivisitare in chiave di design il patrimonio storico artistico; la seconda è l’obbligo dell’utilizzo dell’artigianato artistico campano: le sartorie d’eccellenza, la scuola della seta di San Leucio, i cammei, i coralli, l’oreficeria, la ceramica.

In questo modo si può andare oltre la visione del book shop interno.

Tutto questo in sintesi è:

  1. Trasparenza verso i cittadini – cronoprogramma rendicontato
  2. Responsabilizzazione sociale del museo e soggetto portatore anche di un indirizzo politico
  3. Creazione di connessioni con la città e con il mondo. Strategie per favorire il lavoro dei giovani nel settore culturale – creazione di microimprese grazie al supporto di Invitalia.

DOMANDE

Valeria Romanelli:

In seguito a tutto questo impegno sociale del museo ci sono state richieste di donazione spontanee a supporto della progettazione sociale?

Paolo Giulierini:

Si, c’è stato interesse di vari soggetti sia attraverso l’Art Bonus che in contributi tecnici. Oggi alle aziende non interessa più tanto il discorso del mero restauro di un’opera ma si punta piuttosto a restituire alla comunità anche in accordo con la Convenzione di Faro. Se il museo viene percepito soprattutto come uno stimolo e come un motore di miglioramento sociale, allora c’è grande interesse da parte delle aziende.

Massimo Coen Cagli:

Dal discorso del Direttore Giulierini emergono tre parole chiave:

  1. Community: se non c’è comunità difficilmente c’è fundraising
  2. Produzione di un valore aggiunto: non basta semplicemente essere un grande museo con un importante patrimonio da far visitare; per fare fundraising bisogna produrre un valore culturale, sociale, economico aggiunto alla mera conservazione ed esposizione di opere, anche portando il museo “fuori dalle sue mura”
  3. Cultura come bene comune: in cui direzione del museo, istituzioni, aziende, cittadini sono corresponsabili dell’istituzione (se pur con ruoli diversi.

Questo è il contesto strategico in cui sviluppare il fundraising. Ma vorrei chiedere anche quali sono, a suo avviso, le criticità che si incontrano nel fare fundraising all’interno dell’istituzione, a livello di management, personale, competenze, burocrazia? E quali possono essere i fattori che lo possono facilitare?

Paolo Giulierini:

Innanzi tutto è stato necessario raggiungere gli obiettivi interni, poiché non ci si può rivolgere all’esterno (alle aziende ad esempio) se non dimostri prima di saper spendere bene i soldi. L’efficacia della spesa in alcuni casi è una tenebra poiché non è semplice. Nel caso del MANN è stato necessario assumere delle professionalità esterne per avere le competenze necessarie, senza voler in alcun modo colpevolizzare gli interni che non sono stati attrezzati dalla riforma per affrontare le nuove sfide. In questo senso gli specialisti esterni sono stati anche utilizzati per formare il personale interno che avesse ancora una certa prospettiva lavorativa (infatti molti erano prossimi alla pensione).

Se non hai personale qualificato non riesci neanche a caricare una scheda Art Bonus e a seguire la procedura che, a mio avviso, è ancora troppo complessa e utilizza parole poco comunicative. Forse si può fare una valutazione ulteriore anche sulla defiscalizzazione che potrebbe essere portata al 100% come negli USA. Esistono tanti musei stranieri, come l’Hermitage ad esempio, che ricevono donazioni su isole economiche a beneficio americane per offrire la defiscalizzazione al 100% e poi fanno arrivare i soldi in Russia.

Se l’Art Bonus ha fallito in alcuni ambiti è anche perché non c’era personale preparato. Io vedrei molto bene soggetti esterni che supportano in maniera continuativa gli istituti.

Niccolò Contrino:

2020 e 2021 anni terribili in cui la cultura è stata particolarmente penalizzata con grandi perdite. Com’è andata per voi in termini di donazioni? In alcuni casi infatti si sono registrati fenomeni anticiclici, ovvero il fundraising ha permesso di “tenere a galla” le istituzioni.

Paolo Giulierini:

Nel 2019 il MANN si era assestato su un bilancio di fondi correnti pari a 5.000.000 di euro, 4.500.000 da biglietti, il resto da mostre all’estero, per circa 700.000 visitatori. Nel 2020 il museo ha totalizzato circa 500.000 euro di incassi per 100.000 visitatori. Nel 2021 la perdita stimata è già di 1.500.000 euro.

Nel 2019 tra Art Bonus e altro abbiamo avuto tra 20.000 e 30.000 euro, una cifra che chiaramente non sposta la massa. Nel 2020 niente. Nel 2021 siamo già a 100.000 euro di donazioni in Art Bonus. È un segnale importante che si associa al nostro cambio di rotta nella politica del museo, ovvero la produzione di un valore aggiunto con una ricaduta sulla società.

Noi ci siamo impegnati un po’ più tardi sull’Art Bonus ma la differenza 2019 – 2021 sta proprio in questo cambio di rotta che consiglierei nella divulgazione degli obiettivi da raggiungere. Basta dire “l’obiettivo sta dentro il palazzo” ma l’obiettivo è tangente sia al palazzo che alla comunità che vi sta intorno.

Davide Cedro (dal pubblico):

Il modello MANN può essere esportato in altre città italiane, soprattutto per quanto riguarda il senso di comunità e l’impegno nei quartieri?

Paolo Giulierini:

Il discorso è stato già avviato con la città di Napoli che ha diverse realtà che possono assumere un ruolo analogo a quello del MANN. C’è anche un’interlocuzione con Milano soprattutto per quel che riguarda le realtà dell’interland. Ma più che di modello possiamo parlare di esperienza. Il modello infatti è replicabile solo in parte poiché va tarato e armonizzato nel contesto in cui ci troviamo. Ad esempio, se io fossi il Direttore del Museo di Taranto – e lo sta facendo molto bene la mia collega Eva Degli Innocenti – per me l’obiettivo primario sarebbe quello di fare un grande lavoro di collegamento con tutte le famiglie che hanno avuto esperienze con l’ILVA prima ancora di fare il convegno di studi sulla Magna Grecia. Perché è lì che c’è il nervo scoperto della società ed è lì che bisogna pescare per ricostruire nuove basi.

Sicuramente parlare di connessione e di osmosi è un metodo valido dappertutto, però è ovvio che i contesti con cui si interloquisce sono completamente diversi. Già il pubblico di Capodimonte è diverso da quello del MANN, non migliore o peggiore, ma diverso. Questo è dovuto anche ad un legame storico, visto che Capodimonte era una Reggia mentre il MANN un palazzo nel cuore nazional popolare della città.

Valeria Romanelli:

Sicuramente il fatto di darsi una mission sociale forte è una strategia da seguire. Mi ha colpito ad esempio il Denver Art Museum, un grande museo nella capitale del Colorado che però in termini di patrimonio non ha molto da offrire (basti pensare che quando ci sono stata io le due collezioni principali erano le incisioni di Rembrandt e i vestiti di Christian Dior). Tuttavia sulla base di una mission sociale forte riesce a capitalizzare donazioni davvero importanti. Sul loro the wall of honour il primo donatore vale 25.000.000 di dollari.

(NdR: Mission del Denver Art Museum: Il Denver Art Museum è una risorsa educativa e senza scopo di lucro che stimola il pensiero creativo e l'espressione attraverso esperienze di trasformazione con l'arte. Le sue collezioni riflettono la città e la regione e forniscono modi inestimabili per la comunità di apprendere le culture di tutto il mondo. La missione del Denver Art Museum è di arricchire la vita delle generazioni presenti e future attraverso l'acquisizione, la presentazione e la conservazione di opere d'arte, sostenute da borse di studio esemplari e programmi pubblici relativi sia alle sue collezioni permanenti che alle mostre temporanee presentate dal Museo.)

Nicola Bedogni:

Il 5x1000 è una peculiarità, è una sorta di voto, un riconoscimento della comunità a quel singolo ente. Infatti mentre sappiamo dalle ricerche che i donatori tendono a fare più donazioni a enti diversi, il 5x1000 è one shot quindi, al di là dell’importo che genera, è una scelta che vale come un riconoscimento.

Il 5x1000 in ambito culturale ha un valore medio di 40 euro a fronte di 10 euro di biglietto; con un flusso medio di visitatori tra 500.000 e 700.000 e 7.000 abbonati, se solo l’1% destinasse al MANN il 5x1000 siamo sui 300.000 euro di entrate annuali che non graverebbero sulle tasche dei cittadini, visto che si tratta di una parte delle tasse dovute allo Stato.

Rispetto al MANN che ha già fatto una parte del percorso per il fundraising (creato audience, dato un senso di comunità, riconoscimento da parte della comunità), come mai non state sviluppando il 5x1000 in maniera forte?

Paolo Giulierini:

Abbiamo fatto una prima campagna 5x1000 nel 2020 di cui però ancora non conosciamo l’esito ed ora la stiamo riproponendo a partire dai nostri abbonati. Ma questo è sicuramente un contesto da esplorare.

C’è ancora un altro contesto da esplorare ed è quello che viaggia con una nuova idea di proprietà del patrimonio. Questa è legata anche alla natura del nostro Codice dei Beni Culturali. Sicuramente il patrimonio è dello Stato ma su questa idea, a volte un po’ ingessata, ci siamo anche scontrati con i grandi musei americani, soprattutto sul ritorno delle opere, come se questo ritorni facessero la differenza per il patrimonio italiano. Se ritornasse un pezzo dall’America certo non cambierebbe il sistema dei beni culturali in Italia, anzi di opere ne abbiamo tantissime. Io credo che in questa nuova visione di museo debba essere veicolata l’idea che il patrimonio non è né del museo né dello Stato ma è universale. Ad esempio salvare il Toro Farnese, salvare la Gioconda, salvare la Muraglia Cinese è materia di tutti. Se noi riusciamo a far passare questo messaggio è evidente che potremo anche accedere a fondi da parte di soggetti che sono interessati ad un patrimonio che è comunitario.

Come si fa a far diventare il patrimonio comunitario? Ad esempio si può dire (e ne stiamo parlando con un’università americana) che il nostro deposito Sing Sing ha circa 400.000 capolavori da Pompei ed Ercolano e quindi può diventare un enorme open data anche in 3D a disposizione del mondo.

Se veicoliamo l’idea che il patrimonio è di tutti, evidentemente sarà più probabile incontrare chi è disposto a sostenerlo anche economicamente con donazioni molto importanti.

Il patrimonio va tutelato non tanto nel vincolo ma piuttosto nella messa a disposizione.

Marianna Martinoni:

Un museo come il vostro che è già arrivato in tutto il mondo grazie all’esperienza straordinariamente innovativa di Father & Son, ha già ricevuto donazioni da donatori internazionali, da donatori “overseas”, oppure questa è una frontiera ancora da esplorare?

Paolo Giulierini:

Abbiamo sicuramente avuto il ritorno economico dalle mostre all’estero ma quelle sono una sorta di “fee”. Poi c’è stata una TV giapponese che ha finanziato il restauro del Mosaico di Alessandro. Stiamo parlando del restauro del mosaico più importante al mondo e di un soggetto interessato a divulgare anche gli aspetti di competenze tecnico-scientifiche legate a questa operazione.

Poi c’è il tema legato a quei finanziamenti non diretti ma che arrivano su progetti, legati al patrimonio museale, che sono condivisi anche dal soggetto finanziatore. Tipo quello con una università americana per ricostruire in termini digitali e anche di colore le statue delle Terme di Caracalla (progetto MANN in colours).

Si può fare molto di più. Sono convinto che mettendo a disposizione internazionale il patrimonio si possano trovare infinite risorse. Ma c’è un però, ovvero che il nostro patrimonio bisogna conoscerlo bene. Dobbiamo avere il coraggio di dirlo: buona parte dei musei italiani a volte non sanno quello che hanno nei depositi. È quindi necessario un processo di riordino e digitalizzazione delle opere.

Martina Bacigalupi:

Nel piano strategico 2020-2023 la parola fundraising compare in relazione al Advisory Board. Qual è quindi il ruolo di questo organo? In futuro prevede anche di investire sulla formazione al fundraising del personale interno?

Paolo Giulierini:

Voi sapete che la riforma ha previsto come organi a supporto dell’attività dirigenziale il consiglio di amministrazione, il consiglio scientifico ed il revisore dei conti. In questi consigli al Museo c’erano solo archeologi. Ma i musei del futuro hanno bisogno di almeno una ventina di professionalità oltre l’archeologo, lo storico dell’arte, l’amministrativo. Poiché non avevo, in questi due organi, esperti di management e rapporti col mondo economico, ho sentito il bisogno di creare un soggetto terzo, con persone di chiara fama, che avesse rapporti con il mondo economico, chiedendo loro di fare qualcosa non per il MANN ma per la città attraverso il Museo.

Poi c’è la necessità di formare il personale interno ma ci vogliono professionisti esterni che lo facciano.

Se io potessi spendere meglio i soldi potrei affiancare, ad esempio ai 100 custodi che ho al Museo, un numero importante di professionisti specializzati in diverse tematiche importanti per sviluppare ancora di più il Museo.

Antonio Del Prete:

  1. Qual è il rapporto tra il MANN e la filiera museale napoletana?
  2. A proposito di 5x1000, sappiamo che l’Istituto Pascale di Napoli, eccellenza della ricerca scientifica e della medicina, raccoglie 750.000 euro circa, mentre il suo omologo milanese, il San Raffaele, ne ha 13.000.000,00 di euro, grazie anche al fatto di avere un ufficio di fundraising. Immagina quindi il MANN con uno staff di fundraiser per lo scopo?
  3. Il nuovo merchandising di alta qualità, di cui ci ha parlato, andrà anche a finanziare i “quartieri della cultura”?

Paolo Giulierini:

Napoli ha tanti musei ma con natura molto diversa: statali, comunali, regionali, privati, della diocesi. Innanzi tutto se non si smette di fare la guerra tra comune e regione non si va avanti. Deve finire la storia che magari la Regione non concede un certo finanziamento solo perché quel museo è comunale. La cultura è anche il riflesso dei rapporti tra le istituzioni. Nemmeno la diocesi può sottrarsi da questa sfida.

Ci vorrebbe un tavolo operativo dei musei che garantisse anche l’ottimizzazione delle strategie e dei finanziamenti. Ad esempio l’allestimento di una grande mostra in un museo deve essere un’occasione per tutti gli altri musei.

Si potrebbero fare progetti di fundraising che riguardano reti di musei o obiettivi condivisi. Allora anche il personale potrebbe diventare circuitante e questo permetterebbe di ottimizzare le figure professionali e di spendere meglio i soldi.

Anche sulla questiona Pascale – San Raffaele il discorso è simile. Bisogna svincolarsi da un’ottica politica che mi permette di assumere più infermieri poiché mi porteranno più voti e non mi permette di investire invece su professionisti (interni ed esterni) che non mi porteranno voti ma finanziamenti e progetti sì. Al Museo ho 100 custodi e 40 laureati. Se potessi scegliere invertirei le cifre e prenderei 100 laureati. Ma la sensazione è che la politica abbia sempre un po’ paura che “arrivino le menti pensanti”.

Infine il merchandinsing è importante soprattutto per combattere il fenomeno della produzione cinese. Sappiamo che anche San Gregorio Armeno (NdR: storica strada dei presepi artistici napoletani) è minacciato poiché iniziano ad arrivare pupi prodotti in Cina. Dobbiamo investire nei prodotti peculiari di questa Regione affinché le persone vengano anche perché quel prodotto lo possono trovare solo qui. Non possiamo farci fagocitare dalla “paccottiglia” e ridurci tra qualche anno senza più nulla da proporre. I musei devono essere presidio dell’identità, anche dell’identità di natura commerciale.

Nuova socia DONA TESSERA ASSIF

Sono socia ASSIF da ormai molti anni, sono stata aiuto referente di ASSIF Emilia Romagna, insieme al caro Andrea Varotti, e ho partecipato attivamente alle iniziative dell’associazione perché sono convinta che la grande forza di ASSIF sia proprio la condivisione, il fare rete, il coinvolgimento anche di colleghi che ancora non si conoscono.

In questi anni, ogni volta che pensavo ad un regalo particolare per un/una collega fundraiser cercavo sempre soluzioni innovative, ma anche pratiche, regali “da scrivania”.

Poi ho capito che il regalo migliore per chi ancora non partecipa alle attività e non conosce bene lo spirito che anima questa comunità di fundraiser, è proprio la tessera ASSIF!

Alla mia responsabile continuavo a spiegare perché è importante far parte di una comunità di fundraiser, perché è importante promuovere la cultura del dono e del fundraising in Italia, impegnarsi a rispettare un Codice Etico ecc., allora ho pensato che la cosa migliore fosse fare un’esperienza all’interno dell'associazione, donandole appunto la prima iscrizione ad ASSIF. Il regalo è stato apprezzato e così, anche quest’anno, ho deciso di fare un regalo anche ad una junior fundraiser: la tessera ASSIF come augurio di un futuro radioso come fundraiser, ASSIF come agorà, spazio di ascolto, supporto, formazione e networking.

Questo dunque il mio consiglio a tutte le socie e i soci: quello di regalare ai colleghi il primo anno di tesseramento ad ASSIF, perché so per esperienza che sarebbe un regalo gradito con un alto tasso di rinnovo!

E poi diciamocelo: molto meglio di un distruggi documenti no? ;)

Mara Albieri, fundraiser presso Fondazione ANT Italia Onlus e socia Assif

NUOVA SOCIA DONA TESSERA ASSIF2

IFA

"Mai come in questo momento di restrizioni un premio come l’IFA - Italian Fundraising Award esprime il suo senso più profondo. Mostrare e premiare il valore del dono in tutte le sue forme, riconoscendo ancora una volta al settore nonprofit, che ne è depositario, il ruolo fondamentale e imprescindibile di coesione sociale che troppo spesso viene dato per scontatoIl premio IFA, in questi dieci anni, ha posto in evidenza i più significativi modelli di animus donandi nel suo duplice aspetto di chi lo esprime, il donatore, e di chi lo stimola, il fundraiser, contribuendo con l’esempio ad un contagio positivo volto ad estendere i confini di un mondo, quello del fundraising, sempre più intellegibile. Un mondo che ha saputo affrontare la pandemia da protagonista coinvolgimento nuovi donatori e sviluppando nuove forme di sostegno, grazie soprattutto al lavoro incessante dei fundraiser nella loro veste di promotori di valori, creatività, relazioni e cultura del dono.".
(Nicola Bedogni, Presidente ASSIF)

 Siamo giunti alla decima edizione. Dieci è un numero importante, ma ancora più importante continua ad essere il significato che ha -ogni anno- questo premio. Un significato che va oltre il premio stesso. L’Italian Fundraising Award è un riconoscimento che valorizza persone e storie capaci di trasmettere il valore e l’importanza dal dono, da chi questo dono lo effettua, i donatori, a chi questo dono lo promuove, col suo lavoro quotidiano e le sue competenze, i fundraiser. Entrambe le categorie sono unite da una visione comune: rendere il mondo un posto migliore.

Nei primi otto anni il premio è andato ogni anno a un fundraiser e un donatore (o famiglia) che si sono particolarmente distinti nel loro lavoro e impegno sociale nel cambiare le cose. Fino all’anno scorso, quel 2020 che ha stravolto il mondo. In un anno così sembrò giusto e bello assegnare il premio a tutta la categoria dei fundraiser e tutta la categoria dei donatori: tutti loro erano meritevoli, nel loro piccolo di ricevere l’Italian Fundraising Award 2020.

Quest’anno si riparte: un fundraiser e un donatore saranno premiati con un riconoscimento che valorizzerà la loro storia e il loro impatto sociale. Dopo la ricezione delle candidature (c’è tempo fino al 18 aprile) ci sarà spazio alle votazioni che vedranno - per la sola categoria fundraiser- la novità del voto popolare online, come quinto membro della giuria quindi. Chiunque potrà esprimere un voto. Oltre alla giuria popolare online, si esprimerà col proprio voto una giuria tecnico-scientifica composta dai due presidenti di ASSIF e Associazione Festival del Fundraising, cioè Nicola Bedogni e Stefano Malfatti e da altri due giurati nominati nelle persone di Niccolò Contucci (Direttore Generale in AIRC) e Lisa Orombelli (Direttore Raccolta Fondi e Sviluppo in Vidas). La giuria tecnico-scientifica avrà pieno voto invece per la categoria donatore.

Ma come detto, il premio va oltre il premio. È un modo per diffondere la cultura del dono, tramite storie di dono, donatori e fundraiser. Ancor di più in un momento ancora particolare e delicato per il terzo settore e il nostro paese.

CANDIDA IL FUNDRAISER 2021

CANDIDA IL DONATORE 2021

L’IFA arriva alla sua decima edizione in un momento del tutto particolare per la popolazione italiana e per il settore nonprofit.Forti della gratificazione del premio condiviso lo scorso anno, la categoria dei fundraiser, mai come in questo periodo, è stata ed è chiamata a costruire quel ponte tra lo slancio donativo e il bisogno moltiplicato dalla pandemia. È un ruolo scomodo sotto certi profili, ma carico di responsabilità in un momento in cui l’immediatezza della risposta va di pari passo con l’allargarsi delle necessità di supporto alle differenti mission. L’IFA suona quasi come un giusto intermezzo rigenerante, una riflessione condivisa sul ruolo e la forza di chi ha saputo garantire un costante coinvolgimento in una dinamica professionale fattasi ancor più complicata.
Non da meno è il valore che l’IFA riveste per la categoria dei donatori, per coloro che hanno saputo non solo "mettere mano al portafoglio" in momenti difficili, ma anche e soprattutto garantire dialogo, supporto, attenzione e ingaggio in un tempo in cui ogni relazione si è inevitabilmente dilatata o rinchiusa in perimetri non comuni.”
(Stefano Malfatti, Presidente Associazione Festival del Fundraising)

Assif Sofii

Nell’ambito delle attività di promozione del fundraising italiano anche in contesti internazionali e, allo stesso tempo, di diffusione di conoscenza tra i fundraiser operanti nei vari Paesi, siamo lieti di annunciare la definizione di una partnership con SOFII (The Showcase of fundraising, innovation and inspiration), la piattaforma internazionale che ha l’obiettivo di condividere contenuti, case history, spunti e approfondimenti sul fundraising e incoraggiare, in questo modo, l’ispirazione per colleghi e organizzazioni.

Nei prossimi giorni partirà una call con una opportunità molto interessante per chiunque, tra i soci, voglia essere parte di questo progetto di condivisione di contenuti dall’Italia verso l’estero e viceversa.
Siamo convinti che sia un ottimo modo per favorire la circolazione di idee e opportunità e il confronto tra colleghi provenienti da realtà differenti.

Stay tuned!

Testimonianza FIDO E.Torretta

Quando ASSIF mi ha chiesto di seguire un’associazione che non aveva mai fatto fundraising, attraverso un tutoraggio volontario nell’ambito del progetto “Insegniamo a pescare” rivolto alla preparazione della Campagna di Natale 2020, ho accetto volentieri perché l’idea di mettere a disposizione la mia esperienza come fundraiser e di confrontarmi con altre realtà mi piaceva molto.

Ho avuto così la possibilità di lavorare insieme ad una piccola realtà del Comasco: Sala d’Arme Stella Splendens. Il nome dell’associazione mi ha affascinato subito ma, dopo una breve ricerca sul web, l’unica cosa che avevo trovato era una pagina facebook. Quando ho chiamato per presentarmi, Mattia, il Presidente dell’Associazione Sportiva, mi ha poi spiegato esattamente di cosa si occupavano: scherma storica, erano schermidori. 

Durante la prima call con il presidente e due altri associati, abbiamo iniziato analizzando il progetto che era più che altro rivolto non tanto alla "buona causa" e al perché un donatore avrebbe dovuto sostenerla, quanto piuttosto alle "ricompense" previste per gli stessi donatori come ringraziamento (ad esempio una stampa su soggetto storico o una giornata di prova della loro specialità, qualcosa insomma di oneroso per un'associazione senza fondi!). Ho pensato quindi di provare a capire insieme chi potessero essere i potenziali donatori, come fare a trovarli, a coinvolgerli e a portarli dentro al progetto e qui che è emersa la criticità maggiore: l’Associazione è composta di otto soci che praticano la scherma storica e che tengono in piedi le attività pagando una quota associativa annuale. Ci sono poi una quindicina di ex allievi, che non sentono da un po’, manca un elenco di nominativi raccolti durante manifestazioni o fiere, o una lista di amici o di partner. Manca in altre parole una rete.

Nello stesso tempo emerge anche un altro problema, comune a molte organizzazioni piccole e poco strutturate, cioè la centralità del presidente, la sua "onnipresenza" senza la quale tutte quelle attività non sarebbero possibili e la difficoltà di trovare persone disposte a fare quello che è necessario anche dal punto di vista operativo: preparare foto, testi, lavorare sulla grafica ecc.

Non avendo una rete locale di contatti, suggerisco di approfondire la rete di follower su Instagram, perché la pagina è seguita da molte realtà affini, ma di dimensioni più grandi, che comunicano molto bene. Si potrebbe copiare da loro (fare almeno un po’ di benchmark!) e soprattutto contattarli in privato, per chiedere un supporto nella condivisione della campagna.

L’obiettivo economico per la prima Campagna di Natale dell’associazione era forse un po’ alto ma l’avvio era stato molto promettente: 230 € in pochi giorni soltanto con due donazioni (quella del presidente e di un amico caro). Al di là del raggiungimento dell'obiettivo economico, che in questo caso non c'è stato, io ho tratto da questa esperienza soprattutto conferme come fundraiser:

1) Prima di tutto che la programmazione e la comunicazione siano non solo indispensabili, ma debbano viaggiare in sinergia, e che senza di esse, non ha senso parlare di raccolta fondi
2) L’entusiasmo è un buon punto di partenza, ma non basta
3) Senza una rete non si riesce a fare nulla, perché, lo sappiamo tutti, il fundraising è prima di tutto relazioni.
4) Il crowdfunding funziona solo se c’è alla base una strategia di comunicazione ben pianificata e seguita quotidianamente
5) Il digitale può aiutare a farsi conoscere, ma anche in questo mondo, per raggiungere dei risultati bisogna osare ed essere creativi (nel chiedere, nel comunicare, nel contattare possibili nuovi partner o amici o sostenitori)
6) Fare raccolta fondi richiede tempo ed energie, pianificazione e idee chiare. I 280 euro racconti aiuteranno Stella Splendens ad acquistare qualche spada di prova e qualche paio di guanti, ma se vuole crescere deve impegnarsi a fare un passo in avanti, aprendosi al territorio, con progetti e idee creative e nuove.

Ciò che mi è piaciuto molto è stato mettere a disposizione la mia professionalità, dare suggerimenti, spronare a trovare idee nuove, riflettere sull’abc della raccolta fondi e contribuire a diffondere la cultura del dono. Ho avuto poi la possibilità di conoscere un mondo nuovo, affascinante e intriso di storia, rappresentato da tante piccole e grandi realtà in Italia e all’estero.

Ringrazio quindi ASSIF per l’opportunità e in particolare la vicepresidente Simona Biancu, per aver pensato a me!

Elena Torretta

Responsabile Comunicazione e Fundraising del Collegio Universitario Einaudi di Torino e socia ASSIF

Italian Giving Report 2020

Il 2021 si è aperto per i fundraiser con l’Italy Giving Report 2020, l’annuale analisi delle donazioni di Vita, arrivata alla sua sesta edizione. L’anno appena terminato ha sicuramente stravolto tutte le previsioni sull’andamento della raccolta fondi e dei trend di donazione, per questo i dati relativi all’anno appena trascorso sono di particolare importanza per indicare quali settori andranno strategicamente implementati, quali saranno gli strumenti da utilizzare per la raccolta del 2021 e come le ONP sapranno fare tesoro dell’esperienza del fundraising al tempo del Covid-19. Le Associazioni non hanno potuto fare raccolta fondi con gli strumenti consolidati (eventi di piazza, eventi benefici e sportivi, raccolte fondi a contatto col pubblico) ed hanno dovuto ripensare velocemente alle loro strategie di fundraising e relazione con il donatore implementando specificatamente i canali digitali.

Donazione in periodo di pandemia

Dall’indagine Italiani solidali di Doxa, emerge che il numero delle persone che hanno fatto almeno 1 donazione (sia ad associazioni che informali) scende per il secondo anno consecutivo, passando dal 45% al 36% (da 26% a 21% i donatori ad associazioni e da 41% a 33% i donatori informali). A controbilanciare questo calo, l’aumento delle donazioni medie, da 66 euro a 80 euro per chi dona alle associazioni e da 29 euro a 36 euro per le donazioni informali.

Sempre rispetto le donazioni erogate durante la pandemia, notiamo subito alcuni dati su cui è importante riflettere: la stima degli italiani che hanno donato tra marzo e aprile è compreso tra i 13 e i 15 milioni e per il 65% il Terzo settore è il soggetto che maggiormente ha contribuito al sostegno del Paese. Proprio per questo stupisce il fatto che, nonostante la “reputazione” delle ONG, Doxa ha rilevato che sono stati gli enti pubblici a ricevere la quota più importante di donazioni: 27% alla Protezione Civile, 19% agli Ospedali e 22% alle ONP (la quota restante è divisa tra il 19% da iniziative di crowdfunding e il 13% di iniziative di sostegno a medici ed infermieri).

La maggioranza delle donazioni ha avuto lo scopo di contribuire ad acquistare DPI e attrezzature per l’emergenza, così come ampiamente richiesto e pubblicizzato per tutto il primo periodo della pandemia, come se il donatore volesse in qualche modo rivolgersi direttamente al beneficiario, senza passare per l’intermediario (nella stessa prospettiva può essere interpretato il boom delle raccolte sulle piattaforme di crowdfunding da parte dei personal fundraiser). A causa di questa modalità donativa e nonostante l’aumento delle donazioni molte organizzazioni non profit hanno rilevato un drastico calo delle loro entrate e hanno dovuto rivedere progetti e modalità organizzative per adattare le loro attività all’emergenza in corso.

Sempre secondo la rilevazione Italiani Solidali di Doxa, alcuni settori più di altri hanno risentito del calo delle donazioni, che sono state destinate principalmente alle ONP che si occupano di ricerca e tematiche sanitarie, assistenza e povertà: il calo più significativo si rileva per le tematiche di tutela ambientale, degli animali e le donazioni per le “emergenze” meno recenti come il Terremoto. Una ONP su cinque ha dichiarato di avere le proprie entrate più che dimezzate al mese di agosto (fonte IID - Noi doniamo 2020).

785,55 milioni di euro è il valore totale delle donazioni in denaro, beni o servizi attivati per l’emergenza Coronavirus e mappati da Italia Non Profit con 975 iniziative e 722 donatori, 130 milioni di euro sono le erogazioni e raccolte da parte di Fondazioni Bancarie (fonte Acri – periodo marzo/agosto) mentre la raccolta da crowdfunding si attesta attorno ai 25 milioni di euro (di cui 17 circa provenienti da GoFundMe). Proprio l’esplosione di questa tipologia di raccolta fondi deve ancora una volta far riflettere il Terzo Settore sul suo ruolo e sul fenomeno sempre più evidente della “disintermediazione” tra donatore e beneficiario che di fatto elimina le organizzazioni dal classico processo di donazione. Per fare qualche esempio, dei 17 milioni donati attraverso GoFundMe, circa 8,5 sono suddivisi tra le prime 5 campagne, che hanno sostenuto rispettivamente l’Ospedale San Raffaele di Milano (4.493.000 euro), il Cesvi per l’Ospedale di Bergamo (1.500.000 euro), l’Ospedale Cotugno di Napoli (934.000 euro), la Fondazione Careggi e Fondazione Santa Maria Nuova Onlus (872.000 euro) e l’Andrea Bocelli Foundation (734.303 euro).

Come donano gli italiani?

Tradizionalmente il cuore dell’Italy Giving Report è rappresentato dalla stima di quanto donano gli italiani, dato che viene estrapolato dai dati stati forniti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze relativamente alle erogazioni liberali portate in detrazione o deduzione nelle dichiarazioni dei redditi, bilanciato da un coefficiente per considerare anche quelle non inserite.

Nel 2019, con riferimento alle donazioni effettuate nell’anno fiscale 2018, si è assistito a una ripresa dopo un anno di leggera flessione. L’ammontare totale risale a quota 5.528 miliardi di euro, contro i 5.320 dell’anno precedente (+3,9%).

Il 2019 è stato l’anno che ha visto il debutto nelle dichiarazioni dei redditi delle nuove agevolazioni fiscali introdotte dal Codice del Terzo Settore. È possibile notare uno spostamento verso le nuove aliquote, soprattutto per le donazioni più alte.

Tra i vari dati, da sottolineare il trend negativo che contraddistingue da diversi anni la raccolta tramite sms solidale che ha visto una contrazione nel 2019 del 9,5% (da 16,8 milioni di euro nel 2018 a 15,5 milioni di euro nel 2019).

Infine l’ultimo dato che possiamo analizzare riguarda l’Art Bonus ovvero il credito di imposta pari al 65% dell’importo donato per chi effettua erogazioni liberali a sostegno del patrimonio culturale pubblico italiano e che raggiunge dall’anno di entrata in vigore 500.345.210 milioni di euro raccolti da 18.393 mecenati (11.143 persone fisiche, 2.487 fondazioni bancarie ed altri enti non commerciali e 4.763 imprese).

Guarda la diretta Facebook di presentazione del report “Raccolte fondi, come ripartire”: https://www.facebook.com/31080577356/videos/207910667710872

Gaia Relucenti, socia ASSIF e componente del gruppo di lavoro sulla Ricerca

Elezione Biancu board EFA

Simona Biancu, vicepresidente e delegata all’internazionalizzazione di ASSIF – Associazione Italliana Fundraiser, e Siri Nodland, della Norwegian Fundraising Association, sono state nominate Board member di EFA – European Fundraising Association, come avevamo annunciato sulla nostra pagina Facebook. Da novembre scorso ASSIF ha così una rappresentanza diretta all’interno dell’Associazione Europea del Fundraising.

Crediamo sia una importante novità dal momento che questa elezione rappresenta una opportunità, in modo “circolare”, per il fundraising italiano: sia, cioè, una condivisione di best practice, appuntamenti, novità provenienti dal nostro Paese con i colleghi europei, ma anche una circolazione di spunti, riflessioni e opportunità provenienti dalle associazioni omologhe di altri Paesi che speriamo possano rivelarsi utili per tutti i/le fundraiser italiani/e.

EFA è, infatti, la rete delle associazioni che rappresentano la community dei fundraiser in tutta Europa. Nasce con l’obiettivo di supportare lo sviluppo del fundraising, disseminare cultura e best practice, condividere riflessioni e spunti utili a chiunque si occupi di fundraising e da qualunque punto dell’organizzazioni si guardi al tema. Produce una newsletter mensile che raccoglie contenuti e punti di vista autorevoli, promuove gli eventi dedicati al fundraising in tutta Europa, diffonde opportunità e news.

ASSIF è, ormai dal 2015, membro dell’associazione europea: il nostro impegno all’interno di EFA è consolidato e crediamo che sia più che mai cruciale “pensarci” in un’ottica europea come fundraiser e organizzazioni non profit, oltre che come cittadini.
Per questo motivo trovate, sia all’interno della newsletter di ASSIF che in quella di EFA, notizie, approfondimenti e appuntamenti utili a tutti i fundraiser.

“Fare rete è imprescindibile – lo è sempre stato, oggi lo è più che mai, a maggior ragione per chi fa un lavoro come quello del fundraiser, che richiede attenzione e cura e capacità di leggere i contesti, anche quelli internazionali. Sempre più spesso le organizzazioni nonprofit italiane lavorano ad un fundraising “across the borders”, con strategie integrate che coinvolgono donatori italiani e stranieri. Avere cognizione di quello che accada nel contesto europeo diventa quindi fondamentale per poter lavorare al meglio”, afferma Simona Biancu.

ASSIF è parte attiva di questo processo e crede profondamente in un percorso condiviso.

Per tutti gli approfondimenti vi invitiamo ad iscrivervi alla newsletter di EFA qui

 

Chi è il fundraiser

Scopri chi è realmente il fundraiser, le diverse tipologie e le mansioni.

Scopri
 

Diventa socio

Vuoi entrare a far parte del network dei fundraiser italiani? Scopri come fare.

Scopri
 

Scopri i soci

Fai una ricerca tra tutti i soci e mettiti direttamente in contatto.

Scopri
 

Rinnova la tessera

Versare la quota annuale o fare una donazione è molto semplice.

Scopri

Questo sito utilizza i cookie che permettono di migliorare la tua navigazione. Proseguendo autorizzi l’uso dei cookie.
Per maggiori informazioni, o per modificare le preferenze leggi la nostra Informativa sulla Privacy