illustrazione

 

Prosegue il diario di viaggio di Roger Bergonzoli, Responsabile raccolta fondi e comunicazione della Fondazione Santa Rita da Cascia e vincitore del premio IFA - fundraiser dell'anno 2017, dall'IFC International Fundraising Congress. Se ti sei perso la seconda giornata, leggila subito

 

La serata di mercoledì si è conclusa con il “troublemaker” Ahmen e dunque il terzo giorno nasce sotto questo auspicio. Giornata più di formazione che di networking visto che a regime ci sono 4 sessioni da 90 minuti a cui ho aggiunto una sessione di un’ora con pranzo in aula.

Mi sono concentrato sui temi della leadership (molto bella la sessione di Stephen George) e dei lasciti testamentari in cui ha giganteggiato uno scatenato Richard Radcliffe (We need to think out of the box before we get in it.).

Radcliffe

 

Non è semplice affiancare un tale monumento del fundraising mondiale in una sessione ma Kate Torrance (SickKids Foundation) è stata all’altezza presentando la dirompente campagna “SickKids VS.”.

 

Ora via coi preparativi per l’atteso Party del giovedì che all’IFC è un’istituzione. Quest’anno il dresscode è “disco” perciò mi sono munito di un paio di occhiali discreti che ho potuto acquistare nello shop allestito per l’occasione nell’hotel. Intuisco lo spirito della serata visto che le sessioni del venerdì iniziano mezz’ora dopo e che nelle aule saranno distribuiti i cornetti per la colazione.

occhiali disco

IFC 2017 plenaria iniziale

 

Prosegue il diario di viaggio di Roger Bergonzoli, Responsabile raccolta fondi e comunicazione della Fondazione Santa Rita da Cascia e vincitore del premio IFA - fundraiser dell'anno 2017, dall'IFC International Fundraising Congress. Se ti sei perso la prima giornata, leggila subito

 

Secondo giorno, prima colazione olandese, primo errore di valutazione. A chi non piace trovare tutto già pronto la mattina e aver il solo pensiero di assemblare un (improbabile) piatto? Quell’omelette preparata al momento era davvero invitante, non ho resistito. Non ho neppure ragionato. Il ripieno, ottimo peraltro, era di funghi e peperoni! L’amaro non viene servito a colazione e dunque affronto la chiusura della masterclass accompagnato dai peperoni olandesi.

Simone Joyaux ci mette subito al lavoro divisi in gruppi, che all’IFC significa condivisione culturale. Nel mio piccolo gruppo c’erano Ourania, greco-cipriota trasferita negli USA, Mesbah, giordana e Shawn dal Sudafrica. Sapevo che la masterclass non mi avrebbe fornito una cassetta degli attrezzi pronta all’uso ma degli elementi solidi su cui costruire un percorso. Simone Joyaux è fatta così e va bene così.

Simone Joyaux

 

Plenaria d’impatto che valorizza l’enorme palco in una sala stracolma degli oltre mille partecipanti all’IFC 2017. Apre Jeremy Heimans, attivista australiano, prendendo di petto il tema di questa edizione “A new conversation” attraverso una riflessione sulla transizione verso nuove forme di potere, comunicazione e capacità di influenzare (riguarda l'intevento integrale). Chiusura potente, d’impatto, affidata al rapper americano Ahmen.

rapper

 

Si riaccendono le luci in sala e via di corsa verso le sessioni pomeridiane. La mia la aspettavo da parecchio. Finalmente ho la possibilità di seguire dal vivo Tom Ahern dopo aver letto molti suoi contributi. In fondo so già cosa mi aspetta ma la sua capacità di andare dritto agli elementi fondanti della comunicazione per il fundraising è comunque impressionante. Non resisto alla tentazione e, a fine sessione, mi presento, scambiamo quattro chiacchiere. Ma non riesco a fermarmi qui e ci facciamo un selfie. Peraltro non mi piacciono i selfie, anzi li odio proprio ma è andata così. È stato un momento di felice incoerenza.

Tomm Ahern

 

Avanti con una sessione focalizzata su marketing automation ed eventi. Poi network, network e ancora network, passando attraverso la cena arricchita da un’altra coinvolgente performance di Ahmen che introduce l’altro payoff di questa edizione. “Make trouble. Make change”.

Spark an inferno

IFC2017 1

 

Lo aspettavo da un po’ di tempo e finalmente ecco il mio primo International Fundraising Congress ad Amsterdam. Ne avevo letto, ne avevo sentito parlare e ora me lo godo.

A darmi il benvenuto ci ha pensato Sir Winston Churchill, figura mitica del ‘900. «There is nothing wrong with change if it is in the right direction» questo il suo pensiero riportato sul quaderno nel kit dell’IFC 2017. Impatto e partenza all’insegna dell’ispirazione.

A questo punto tocca alla Masterclass. Al momento dell’iscrizione, senza esitazioni, avevo scelto in base alla speaker: Simone Joyaux con la sessione "Changing your organization to build stronger impact". L’avevo conosciuta durante un’edizione del Festival del Fundraising a Castrocaro con una sessione tutta centrata sulla creazione di esperienze straordinarie per il donatore. Con lei nessuna speranza di vedere slides o altri supporti digitali. Coinvolgente, a tratti debordante, riesce a prenderci per mano in un viaggio unico di cui intuiamo la meta. Ci fidiamo perché trasmette la sensazione che in questo percorso non lineare ci sia una rotta a lei chiara.

Il resto è network, grande valore aggiunto di eventi del genere, dai toni internazionali e interculturali. Domani si riprende guidati dal titolo di quest’anno. A NEW CONVERSATION.

Fabio Salvatore fundraising day

 

Sabato a Forlì si terrà la terza edizione del Fundraising Day. Una giornata di formazione continua, smart, veloce, fulminante all'insegna del digital fundraising

Per l'occasione, abbiamo deciso di intervistare il nostro socio Fabio Salvatore, Direttore Fundraising di Lastiminute Foundation, per farci raccontare la sua esperienza di fundraiser e il suo intervento dal titolo provocatorio: "Il digitale è sempre utile alla raccolta fondi?No e capiamo perché!". 

 

Ciao Fabio. Non possiamo che iniziare con la classica domanda. Chi è, secondo te, il fundraiser?

Un ingranaggio importante, ma non l'unico ingranaggio. Un ingranaggio che, all'interno di un meccanismo complesso come sono le ONP, deve saper avere la giusta dimensione, velocità, durezza, ma soprattutto duttilità per essere veramente utile all'organizzazione di cui è al servizio.

Perché di servire si tratta, non di un mero lavoro, non di mero volontariato. Ma questo lo si impara col tempo.

Per tanti anni hai fatto il fundraiser interno a una organizzazione mentre oggi grazie alla lastminute foundation stai sviluppando dei progetti e degli strumenti che mettono al centro proprio il fundraiser. Come è nata questa idea? E perché è importante?

È semplicemente un'evoluzione di quello che ho fatto all'inizio quando ho fatto partire la raccolta fondi in una piccolissima realtà, cresciuta poi proprio grazie al fundraising. Solo che ora lo stiamo facendo per tanti, perché, ovunque vai, il problema è sempre lo stesso: ci sono tante organizzazioni che fanno del bene e lo fanno bene, ma non lo sanno comunicare e quindi non sanno raccogliere e sono sempre in difficoltà per mancanza di fondi.

Sappiamo bene che servono Persone e Risorse per fare una efficace raccolta fondi, ma quello che serve soprattutto è la Mentalità. C'è una grande cultura del dono, ma non altrettanto della raccolta e spesso basta semplicemente spiegare questo ad un'organizzazione per vederla partire, tra mille difficoltà ma anche piccole successi, in un percorso verso la sostenibilità. Serve un aiuto, una spinta e la fortuna per me è stata trovare delle persone e un'azienda che hanno capito questa problematica e attraverso lastminute foundation cerchiamo di darvi delle risposte concrete.

Quest’anno sarai relatore al FundraisingDay con una sessione provocatoria e contro corrente: “Il digitale è sempre utile alla raccolta fondi? No e capiamo perché!”. Cosa ci puoi anticipare?

Mi chiedete di spoilerare? Assolutamente no!

Vi posso solo dire che sarà una sessione molto pratica, ma con un fulcro filosofico, il tempo inteso come quantitativo e qualitativo. Quel tempo che l'online ci fa crede di risparmiare, ma che in realtà rischia di farci perdere in attività poco utili. In sostanza cercherò di farvi vedere su cosa concentrarsi online e cosa invece lasciare perdere, almeno per il momento.

In un mondo sempre più digitale, a cui difficilmente i fundraiser potranno sfuggire, secondo te come riusciremo a coniugare la dimensione relazionale, che è alla base del dono, con la smaterializzazione e virtualizzazione dei contatti ad opera del web?

Le relazioni non dipendono dalla strumento, ma da come comunichiamo. Certo la fisicità è un'altra cosa, ma le opportunità offerte dalla condivisione digitale sono incredibili. L'importante è riuscire ad emozionare e attivare. Se ci pensiamo, qualche anno fa, prima dell'avvento dei social, avremmo fatto il paragone tra la visita ad una comunità e un mailing cartaceo che ne racconta le attività e storie. Per questioni pratiche, soprattutto quando i numeri iniziano a crescere, non si può mantenere un contatto diretto con tutti, ma si può trovare il modo di rendere coinvolgenti e convincenti anche le comunicazioni non dal vivo. Sta a noi non dimenticarsi mai quello che facciamo e perché lo facciamo e conseguentemente trasmetterlo.

Tornando alla nostra professione, per un fundraiser che oggi vuole diventare un professionista della raccolta fondi, quale suggerimento ti sentiresti di dargli?

Fare volontariato in piccole organizzazioni, lavorare in grandi strutture e continuare a studiare, quello che ormai è disciplina, e a curiosare, tra quello che invece non lo è ancora, senza mai smettere. Vale per chi inizia, ma altrettanto per chi fa questo mestiere da anni.

Il fundraising e la professione dei fundraiser stanno vivendo un intenso momento di cambiamento e di crescita. Come ti immagini sarà la nostra professione fra 10 anni?

Non troppo diversa da oggi, spero. Con strumenti sempre migliori e tecniche sempre più affinate, magari con dei BOT che ci aiuteranno ad elaborare le grandi moli di dati che avremo a disposizione per fare analisi e strategie sempre più precise, ma poi quello che farà la differenza saranno sempre gli uomini e le donne che saranno capaci di trasmettere emozioni e creare relazioni, vere.

 

Grazie Fabio Salvatore. Ci vediamo il 21 ottobre al Fundraising Day

 

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Ad agosto sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale i decreti attuativi che hanno dato vita alla Riforma del Terzo Settore. Diversamente da quanto si potrebbe pensare, non è stata la fase conclusiva di un processo bensì un punto di partenza.

Infatti il Governo ha ancora un anno per apportare modifiche ai testi dei decreti e per renderli completamente attivi sono necessari ancora ben 42 decreti ministeriali.

Dopo la petizione di maggio che ha visto coinvolti più di 900 sottoscrittori, il nostro impegno per migliorare la Riforma non si ferma. Abbiamo pensato di coinvolgere tutti i fundraiser e gli operatori degli Enti del Terzo Settore per raccogliere suggerimenti e indicazioni da portare all'attenzione del Governo e dei Ministeri competenti al fine di accogliere le varie istanze all'interno delle modifiche e dei decreti che verranno emanati nei prossimi mesi.

Facciamo sentire la nostra voce per una #riformaxbene: https://goo.gl/forms/J8LcjosbeDjN0YPO2.

 

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Interessante opportunità per i soci ASSIF. Continuano gli approfondimenti sul tema del GDPR, ovvero il General Data Protection Regulation.

Dopo l’approfondimento dedicato al tema all’ultimo ASSIF Day, anche EFA, la European Fundraising Association dedica un webinar il prossimo 4 ottobre (dalle 11:00 alle 12:30 CET) alla GDPR.

Il tema verrà trattato da Daniel Fluskey, Head of Policy and Research dell’Institute of Fundraising UK e da Heidi Scheichenbauer, Law and Tax Expert del Fundraising Verband Austria.

Il webinar è aperto ai soci ASSIF, basta registrarsi al seguente link: https://attendee.gotowebinar.com/register/7548492956956503298

 

Intervengono:

Daniel Fluskey
Head of Policy and Research
Institute of Fundraising UK

Dr Heidi Scheichenbauer
Law and Tax Expert
Fundraising Verband Austria

Contenuti:

General data protection regulation is a hot topic for fundraisers in Europe with only 8 months to go before GDPR is introduced. Our webinar speakers will share their experiences in preparing for GDPR in the UK and Austria and will address key questions for fundraising associations, such as:

  • What does new GDPR mean for organisations – large and small?
  • What does it mean for their fundraising?
  • What are the challenges ahead? What are the biggest threats?
  • Should all organizations worry, or will it be less painful for smaller organizations?
  • What capacities in terms of investment, HR or others will it require?
  • Are the preparations and compliance costly?
  • Does GDPR bring any benefits for fundraising? What will improve from organization’s point of view?


Fundraising day proroga sconto soci ASSIF

 

Opportunità da non perdere per i soci ASSIF: la tariffa socontata a 99€ per poter partecipare al Fundraising Day è stata prorogata fino all'8 ottobre! Iscrivetevi subito.

La terza edizione del Fundraising Day si svolgerà al Teaching Hub del Campus Universitario di Forlì il 21 ottobre. Dalle 9.00 alle 17.00, una giornata di formazione continua, smart, veloce, fulminante all'insegna del digital fundraising.

Come raccontava Valerio Melandri, fondatore del Festival del Fundraising e Direttore del Master in Fundraising, in una nostra intervista pubblicata qualche giorno fa, «Il Fundraising Day è un mini Festival del Fundraising concentrato in un solo giorno e dedicato a un determinato argomento. È la migliore occasione per fare il punto della situazione e aggiornarsi sulle best practice di successo in un determinato campo. Per agevolare i fundraiser e le organizzazioni nonprofit, facciamo questa giornata di aggiornamento/approfondimento il sabato. Come sempre, cerchiamo di chiamare i migliori relatori italiani e internazionali che possano portare la loro esperienza diretta. Insomma, poca teoria, poche chiacchiere e tanta sostanza e tante idee da portare a casa e mettere subito in pratica.

Scopri tutti i dettagli e iscriviti subito.

 

FundraisingDay2017

 

Il 21 ottobre a Forlì si terrà la terza edizione del Fundraising Day. Una giornata di formazione continua, smart, veloce, fulminante all'insegna del digital fundraising. L'evento è organizzato dal Festival del Fundraising e dal Master in Fundraising dell'Università di Bologna - sede di Forlì e vedrà riuniti nel nuovo polo universitario più di 500 fundraiser da tutta italia. Se non volete perdervi questa occasione di network e formazione, iscrivervi subito perché la tariffa scontata scade il 18 settembre!

Per l'occasione, abbiamo deciso di farci raccontare l'imperdibile giornata da Valerio Melandri, fondatore del Festival del Fundraising e Direttore del Master in Fundraising. 

 

Buongiorno Valerio Melandri. Inziamo subito parlando del fundraising e della professione dei fundraiser. In questo momento stanno vivendo un periodo di intenso cambiamento. Secondo lei quali sono le sfide che caratterizzeranno il nostro mondo nei prossimi anni?

La sfida più importante è far capire al terzo settore e alle organizzazioni nonprofit che l'attività di fundraising sarà sempre più importante e fondamentale per far crescere i loro progetti ed essere sostenibili nel tempo. L'altro versante su cui lavorare è anche la società in cui viviamo. Dobbiamo far crescere la cultura del dono e rendere riconoscibile il nostro lavoro fra le persone comuni. Quella del fundraiser è una professione con la P maiuscola, importante. Vorrei spingermi oltre e dire indispensabile. I tempi non sono ancora maturi per dirlo ma lo saranno presto.

Ovviamente non possiamo non citare la Riforma del Terzo Settore. Dalla sua posizione privilegiata, sempre a contatto con fundraiser e organizzazioni, quale ricadute vede per la professione dei fundraiser?

Con la Riforma del Terzo Settore per la prima volta la nostra professione ottiene il giusto riconoscimento e si può dire che finalmente si inizia ad andare nella giusta direzione. Prima la raccolta fondi e il fundraising potevano essere tante cose. Ora si riconosce che la nostra è un'attività complessa e che può (e secondo me deve) essere fatta in maniera organizzata e continuativa.

In questa fase di trasformazione l’aggiornamento continuo e il confronto tra colleghi assume un ruolo ancora più importante. Come nasce l’idea del Fundraising Day?

Il Fundraising Day è un mini Festival Del Fundraising concentrato in un solo giorno e dedicato ad un determinato argomento. È la migliore occasione per fare il punto della situazione e aggiornarsi sulle best practice di successo in un determinato campo. Per agevolare i fundraiser e le organizzazioni nonprofit, facciamo questa giornata di aggiornamento/approfondimento il sabato. Come sempre, cerchiamo di chiamare i migliori relatori italiani e internazionali che possano portare la loro esperienza diretta. Insomma, poca teoria, poche chiacchiere e tanta sostanza e tante idee da portare a casa e mettere subito in pratica.

La prima edizione era dedicata al mondo digitale mentre l’anno scorso si è parlato di cura del donatore. Come mai avete deciso di riproporre il tema della raccolta fondi online?

Perchè è un tema molto caldo, attuale e molto richiesto. Il digital è un mondo in rapida evoluzione. C'è molta attenzione e curiosità verso questo strumento che in Italia non è ancora decollato del tutto. C'è voglia di sapere se funziona veramente, come e quando porta risultati e, soprattutto, quali tipi di risultati aspettarsi. Molte organizzazioni nonprofit pensano che basti fare una campagna di crowdfundig e poi questa porterà soldi da sola. Non sanno tutto il lavoro quotidiano che ci sta dietro. Questo e molto altro scoprirete al Fundraising Day.

Per un fundraiser che partecipa per la prima volta quali sono le tre sessioni che non può perdere per nessuna ragione al mondo?

Abbiamo cercato di dare spazio sia all’esperienza di grandi organizzazioni – e infatti abbiamo le testimonianze di realtà come Medici senza Frontiere, Greenpeace, ActionAid, Lega del Filo d’Oro e Terre des Hommes – sia a case history di piccole e medie organizzazioni.

Non mancheranno anche sessioni super pratiche: abbiamo ben 2 laboratori. Uno dedicato al web copywriting e uno più tecnico che spiega come costruire i pubblici delle campagne adv su Facebook e non solo.
Sessioni imperdibili anche quelle dei relatori internazionali. Asha Curran ci presenterà in anteprima per l’Italia il progetto #GivingTuesday e come le organizzazioni possono sfruttare questa piattaforma, ci sarà il pioniere delle trasformazioni digitali Jason Potts e il massimo esperto di global digital fundraising Jorge Minguell che ha curato la digital strategy di colossi come UNICEF e Croce Rossa Internazionale.
Ci sarà anche chi sostiene che il web non serve a nulla….guarda un po’! Quindi... si può dire che ce n’è per tutti i gusti!!!

E se le chiedessi di riassumere il Fundraising Day in tre parole?

Pratico, Innovativo, Indispensabile.

Avendo avuto lei modo di conoscere il mondo dei fundraiser in America e in altri Paesi, quali pensa siano gli elementi distintivi dei professionisti italiani e quali spunti potrebbero mutuare dai loro colleghi anglosassoni?

I fundraiser italiani sono molto creativi perchè spesso hanno a disposizione budget molto piccoli per non dire nulli e devono comunque portare a casa dei risultati. Questo li rende più caparbi, determinati, innovativi, sempre pronti a mettersi in gioco e a trovare nuovi modi di raccogliere fondi.

I fundraiser anglosassoni dalla loro parte hanno una sorta di riconoscimento della loro professione che in un qualche modo fa parte della cultura e della società in cui operano. Questo li rende molto più sicuri in quello che fanno, crea una certa unità nella professione che, alla lunga, è importante anche per il mercato del lavoro dei fundraiser stessi.

Per chiudere, la fatidica domanda che a tutti i fundraiser almeno una volta nella vita è stata fatta: cosa rende il fundraiser la più bella professione del mondo? E in Italia?

Sinceramente non ho ancora trovato un lavoro che sia più divertente e appagante di quella del fundraiser. Veramente, non saprei cosa possa dare maggiori soddisfazioni nel far felici la gente. Perchè è questo che siamo noi fundraiser. Dei portatori di felicità. Nella società in cui viviamo, nel mondo di oggi in cui basta aprire qualsiasi giornale o guardare un telegiornale in cui il 99% sono solo notizie negative, credo che abbiamo una missione straordinaria da compiere e che solo noi possiamo fare. Noi possiamo migliorare concretamente il mondo.

In Italia questa professione è straordinariamente bella e affascinante perchè il mondo del fudnraising e la cultura del dono, sono ancora da costruire. C'è ancora tantissimo da fare. E questa è la fase più affascinante di un lavoro. Perchè siamo all'inizio di un lungo percorso. Vedo l'entusiasmo alle stelle, c'è tanto da fare e ci sono gli spazi per fare veramente tante cose.

Grazie Valerio Melandri. Diamo allora appuntamento a tutti i fundraiser al 21 ottobre al Fundraising Day

 

Codice Enti del Terzo Settore art 7 raccolta fondi

 

Il non profit italiano ha finalmente una legge organica che promuove il dono quale mezzo di partecipazione al perseguimento dei fini sociali degli enti, e il fundraising quale elemento centrale nelle organizzazioni. Nelle ultime settimane sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale i tre decreti centrali della Riforma del Terzo Settore: uno sull’Impresa Sociale (d.lgs 3 luglio 2017, n. 112), un secondo sul 5 per mille (d.lgs 3 luglio 2017, n. 111) e il 2 agosto scorso il Codice del Terzo Settore (d.lgs 3 luglio 2017, n. 117), raccolta delle disposizioni normative che regolamenteranno il non profit per i prossimi decenni.

Il mondo del non profit italiano, dopo anni di legislazione speciale, circolari e decreti poco coordinati e al termine di un iter iniziato nel 2014, ha finalmente una nuova normativa di riferimento e regole che puntano a semplificare e rendere più efficace l’attività delle oltre 300.000 realtà attive quotidianamente del Terzo Settore.

«Siamo soddisfatti – ha commentato il presidente Nicola Bedogni - perché per la prima volta il fundraising viene citato in una legge ottenendo un pieno riconoscimento formale quale attività necessaria, e non residuale, delle organizzazioni del Terzo Settore (art. 7 d.lgs Codice del Terzo Settore). Tale passaggio assume un valore ancora più forte se lo si legge assieme al primo comma dell’articolo 2 del Codice in cui vengono riconosciuti “il valore e la funzione sociale della cultura e pratica del dono quali espressione di partecipazione, solidarietà e pluralismo”».

Le novità introdotte dai tre decreti sono numerose e andranno a incidere anche sul lavoro dei professionisti della raccolta fondi: dalla nuova normativa del 5 per mille alla nuova disciplina delle attività commerciali, alla riorganizzazione e rimodulazione dei benefici fiscali per le erogazioni liberali. Il percorso però non è giunto al termine ed ora si apre un nuovo periodo, che può essere stimato in uno o due anni, durante i quali dovranno essere promulgate alcune decine di decreti ministeriali che regolamenteranno nel dettaglio i principi enunciati nei decreti legislativi.

«La pubblicazione dei decreti segna una svolta fondamentale che inciderà sulla vita delle organizzazioni e di chi si occupa di raccolta fondi per i prossimi vent’anni. Vengono introdotte numerose novità, primo tra tutti il principio fondamentale della trasparenza e rendicontazione dell’impatto e valore sociale» ha aggiunto il Presidente.

Proprio rispetto al riconoscimento della raccolta fondi come fonte di finanziamento l’articolo 7 del Codice degli enti del Terzo Settore non solo statuisce l’importanza delle attività di fundraising, ma formalizza il ruolo dei fundraiser, siano essi volontari o dipendenti. Per il mondo dei professionisti della raccolta fondi è un ulteriore tassello nel riconoscimento e accreditamento della professione che rinforza ulteriormente la scelta di iscrivere ASSIF nell’elenco delle associazioni professionali per le professioni non organizzate in ordini e collegi tenuto del Ministero per lo Sviluppo Economico.

Tra tante luci, non mancano dubbi e aperte critiche sulla normativa appena pubblicata. «Siamo davvero sorpresi dal fatto che – forse per un errore tecnico – dal 3 agosto sia stata cancellata la “+ dai, - versi” per le Onlus, organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale nazionali. Riteniamo che, sempre che di errore tecnico si tratti, vi si debba porre subito rimedio perché lasciare senza agevolazioni queste organizzazioni per i prossimi 5 mesi sarebbe davvero una beffa. Non crediamo che fossero queste le razionalizzazioni di cui parlava la legge delega, dato che di “razionale” hanno ben poco. Quello che invece non rappresenta un errore tecnico, ma una precisa volontà politica è il limite alle retribuzioni di chi lavora per il non profit – sottolinea il presidente di ASSIF – con il quale si palesa il retaggio di una cultura che relega l’intervento sul “sociale” nell’angusto angolo del pauperismo. Nei ministeri non si è capito che per aiutare gli ultimi, i malati, l’ambiente, per dare diritti a coloro ai quali non vengono riconosciuti c’è bisogno delle migliori menti della società e che non basta “la buona volontà”».

Infine anche sul 5 per mille segnaliamo una mancanza e un grave errore di valutazione. Ancora oggi non è possibile per gli enti sapere quali sono i contribuenti che li hanno scelti. Bastava inserire l’opzione nella dichiarazione dei redditi e i contribuenti/donatori sarebbero stati liberi di scegliere se far trasmettere i propri dati anagrafici all’organizzazione destinataria del 5 per mille.

L’errore di valutazione è quello che prevede di non assegnare le somme di coloro che non indicano il soggetto destinatario alle grosse organizzazioni, le quali al pari di tutte le altre ricevono queste somme in proporzione al numero di sottoscrittori diretti.

La partita per la costruzione di un Terzo Settore sempre più efficace ed efficiente, supportato da una normativa che abbia come obiettivo la semplificazione dei processi, è ancora in gran parte ancora da giocare.

 

In queste settimane Vita ha pubblicamente annunciato di attraversare un momento molto delicato che rischia di farla sparire e per questo ha lanciato la campagna web #iostoconvita. Anche ASSIF ha deciso di sostenere la campagna invitando tutto il mondo dei fundraiser e delle organizzazioni non profit ad aderire e promuoverla attraverso tutti i canali online e offline.

Vita in oltre 20 anni ha raccontato il mondo del non profit, le storie dei protagonisti - beneficiari, volontari e professionisti - che quotidianamente lottano con dedizione e passione per costruire una comunità e una società migliore. E in questa narrazione anche i fundraiser hanno spesso ricoperto un ruolo centrale. Vita ha sempre avuto un occhio di rigurado per il mondo del fundraising, basti ricordare che per diversi anni ha partecipato alla giuria dell'Italian Fundraising Award, l'unico premio italiano dedicato a coloro che operano nella raccolta fondi.

I fundraiser e tutto il Terzo Settore, hanno bisogno di realtà come Vita che contribuiscano quotidianamente a far emergere successi, criticità e opportunità del non profit. Per questo non possiamo lasciare che questa esperienza editoriale si concluda.

Aderite anche voi alla campagna #iostoconvita.

 

#iostoconvita

 

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